Nella sessione precedente ho parlato di come l’essere umano può reagire al trauma, cioè ad un evento improvviso in cui la persona ha sviluppato un forte senso di impotenza e di minaccia la propria integrità, fisica e/o psicologica. Dai sintomi del disturbo post traumatico da stress emerge il blocco dell’elaborazione dell’evento che porta ad una disconnessione fra reazioni fisiche, emozioni e pensieri. La mancata integrazione causa improvvise associazioni fra tutto ciò che può ricordare il trauma e queste tre parti. Come se l’organismo, non avendo potuto integrare una scena del trauma, continuasse in maniera meccanica e sconnessa a metterla in scena. Faccio questa premessa per introdurre la condizione purtroppo non così rara dell’abuso sessuale infantile mai elaborato. L’abuso sessuale come nel DPPS va a incidere sulla qualità della vita con sintomi molto simili. Ma a differenza di quest’ultimo è il corpo ad essere al centro della battaglia per la sopravvivenza. Come dice Stupiggia nel suo prezioso libro “Il corpo violato” ed La Meridiana 2015, in esso “il ricordo viene ‘incistato’ in una sorta di cosiddetta ‘memoria corporea’ e riemerge in maniera anarchica”.

La richiesta di aiuto in terapia nell’abuso sessuale.

La persona adulta che arriva in terapia può riportare pensieri spiacevoli, incubi, flash back, insonnia e ipervigilanza. Spesso si manifesta una strana reattività sessuale in presenza di determinati stimoli (che riportano al trauma) o, al contrario può manifestarsi un evitamento delle pratiche sessuali. In colloquio uno dei problemi dominanti è l’incapacità di integrare il sesso con le relazione affettive. Questa problematica può causare enorme disagio e portare a sua volta a un danno nelle relazioni amorose così come nello sviluppo della vita sessuale.

L’abuso sessuale infantile e le sue dinamiche.

 

Per abuso infantile intendo il coinvolgimento in attività sessuali in una vittima che per età non è consapevole delle proprie azioni e non è in grado di scegliere poiché sottoposta a costrizione fisica e/o psicologica. Spesso l’abusohttps://it.wikipedia.org/wiki/Abuso_minorile viene consumato dentro le pareti domestiche, a causa di un parente adulto di primo o secondo grado.

In altri casi può essere un punto di riferimento adulto esterno, come un insegnante o un allenatore. Nel primo caso il segreto viene perpetuato a danno della vittima per anni a causa della manipolazione che l’ “abuser” esercita tramite minacce di abbandono più o meno velate. Nel secondo caso invece può capitare con più facilità che la verità venga rivelata dal figlio e questo comporta comunque una prima elaborazione, anche se spesso “violenta”. Per le vittime dover parlare dell’abuso è infernale proprio perché non è elaborato. Proviamo a immaginare una comunicazione di questo tipo in un clima concitato come può essere quello all’interno di una famiglia scioccata dalla notizia.

Indicatori di riuscita in psicoterapia per elaborare l’abuso sessuale.

Non sempre l’abuso sessuale è dichiarato all’inizio in psicoterapia, proprio perché vissuto come parte estranea al proprio Sè, che però è incistata dentro di sé.

L’elaborazione di un abuso sessuale dipende dalle risposte alle seguenti domande:

  • A quanti anni è avvenuto l’abuso;
  • Quanto è stretta la relazione fra vittima e abuser;
  • Quali dinamiche familiari sono intercorse durante l’abuso;
  • Per quanto tempo si è protratto;
  • Che relazione ha avuto il paziente con il suo Care-giver (in genere la madre).

Queste domande purtroppo non possono essere poste immediatamente a meno che non si abbia una certezza ferrea che la persona che si ha di fronte sia pronta a rispondere, altrimenti sarà come sferrare un pugno nello stomaco.

Spesso la persona che diventa adulta in seguito a un evento di tale portata si è fatta forza con se stessa, ed è riuscita a costruirsi una vita ai limiti del possibile e del tollerabile. Ciò nonostante in terapia è necessario tenere da conto di quanto le parole, se non concordate assieme al paziente, possano “bruciare” il rapporto terapeutico.

Principi di trattamento con chi è stato abusato sessualmente.

Il mio intervento non solo deve consentire un luogo sicuro dove poter mettere le proprie parole e i propri pensieri, ma deve anche permettere al paziente di potervi uscire quando c’è n’è bisogno per “prendere fiato”. L’intimità come abbiamo visto,  per chi ha subito un abuso può essere infatti molto stressante anche in psicoterapia. In seguito gli elementi potranno tornare a galla alla rinfusa e ogni volta sarà come provare a ricomporre un puzzle stando bene attenti a non piegarne i pezzi.

Un pezzo alla volta e la persona inizierà a provare un senso di connessione all’inizio più superficiale, poi via via più profonda.

Un pezzo alla volta ci avvieremo al processo di integrazione della persona.

Questo consentirà al paziente abusato di tornare integro e recuperare il senso di dignità.

Occorre il tempo più congeniale al paziente per processare un abuso sessuale.

Vuoi parlarmi del tuo problema?