Con questo termine in generale s’intende la presenza di umore triste o irritabile oppure la sensazione di vuoto nella propria vita. Teniamo conto però che emozioni come tristezza o irritabilità possono essere presenti in ogni essere umano: fa parte della fluttuazione emotiva che ognuno di noi vive durante l’arco di una settimana senza per questo diventare problematica.

È necessario perciò porre una domanda per capire se è arrivato il momento di prendere in mano la situazione: quanto questa situazione influisce sulla qualità della nostra vita? Cioè quanto incide questo problema, sui nostri pensieri ed emozioni quotidiane e sulle nostre funzioni biologiche?


Se la risposta è “troppo”, probabilmente ci troviamo di fronte ad uno dei seguenti problemi.

Episodio depressivo

È un’alterazione dell’umore, spesso può essere reattiva a un evento negativo (es. un lutto, un insuccesso professionale o un divorzio) che si protrae per un certo tempo.

 

Episodio depressivo maggiore

Può durare da due settimane a un massimo di 18 mesi, nel caso il periodo venga superato parleremo di disturbo depressivo.

Possiamo definire 5 tipologie di EDP.

 

1. Emotivo-affettivo

Qui la sofferenza è “a pelle”, il pianto spesso è traboccante e si tende ad isolarsi dagli altri, inoltre si perde il gusto nel fare le cose e tutto sembra colorato da varie tonalità di grigio.

 

2. Cognitivo-percettivo

In quest’area la persona al di là dei sintomi depressivi mostra principalmente dei cali di prestazione sia nella concentrazione, sia nella memoria. Questo alla lunga farà precipitare l’autostima e a sua volta rinforzerà lo stato di depressione.

 

3. Psicomotorio

In questo caso il sintomo più evidente è il rallentamento fisico, la tendenza alla vera e propria immobilità ma anche, come si osserva nei bambini, il suo esatto opposto, l’irrequietezza. Ogni attività si priva del suo interesse e in età evolutiva questo va a coincidere con un calo di rendimento scolastico.

 

4. Vegetativo

Proprio perché le funzioni vegetative sono numerose è il più variegato di tutti. Qui la depressione parla tramite il corpo:

– calo o aumento dell’appetito

– calo o aumento di sonno

– calo o riduzione della potenza sessuale

– palpitazioni o oppressione toracica

– disturbi gastrointestinali

– disturbi della minzione

– cefalee

 

5. Cronobiologico

Questa accezione ha a che fare sia con le stagioni, con un picco negativo fra autunno e inverno, sia con il ritmo circadiano, per cui il picco depressivo sarà posizionato in una determinata fascia oraria.

Di queste categorie può esistere anche una forma mista.

Episodio depressivo minore

È caratterizzato da una minore intensità dei sintomi e durata, e il quadro sintomatologico è generico.

Se si prolunga nel tempo parliamo di Distimia, cioè della presenza di un umore cronicamente depresso, ma con sintomi meno gravi dell’episodio depressivo maggiore.

In terapia chi cura ha il dovere di stare accanto al paziente accogliendo il suo vissuto, anche quando estremamente filtrato dalla depressione. Per molto tempo “dobbiamo camminare negli stessi mocassini”, come diceva un vecchio detto indiano. La persona che abbiamo di fronte deve avere la certezza che noi abbiamo capito molto bene la sensazione che si prova a indossarli altrimenti verrà a meno la fiducia. Perché uno dei pattern più tipici sviluppato da chi soffre di depressione è proprio che nessuno possa capire veramente cosa si prova essendo depressi.

Soltanto dopo aver creato un clima di fiducia potremo iniziare la seconda parte del lavoro: la discussione dell’esame di realtà e la ricerca di strumenti nuovi per poterla affrontare.

Vuoi parlare del tuo problema?