Blog a cura della Dott. Francesca Savarino, psicologa, psicoterapeuta.

Psicoterapia e sostegno psicologico agli adolescenti e ai loro genitori.

Ho in testa la canzone di Ligabue quando mi ritrovo per l’ennesima volta a discutere con una mamma del perchè non si sottragga alle richieste della sua famiglia. L’ho in testa, perché negli occhi di questa madre non ci vedo nessun godimento a sapere tutto di tutti, a fare da gioco del telefono fra padre e figlio, eppure non riesce a farne a meno:

il ” senso di colpa la attanaglia.. subito dopo il “no, stavolta non lo faccio. Non mi metto fra voi”, lei sente di venire meno a suoi compiti di madre. I due, padre e figlio, non si parlano, e nel frattempo è cresciuto come un Golem il timore da parte di entrambi, di invadere un campo recintato da filo spinato elettrico.

La famiglia del mediano

 

Una legge universale in psicologia ci avverte che più evitiamo e più eviteremo in futuro.
Perciò due dei 3 coinquilini dell’appartamento G, non si conoscono per niente. Sanno di essere consanguinei, uno nasce prima dell’altro e dal primo deriva l’ultimo, ma tutto il resto viene raccontato dalla mamma-mediano:
Luigi ha preso 5 in italiano, papà è stanco e stressato per il lavoro, papà non lo fa apposta ad urlare, Luigi è anche tuo figlio! Ma mamma-mediano è anche un pò arbitro e il più delle volte senza il papà è lei che da le regole. Ma questo non basta o non funziona, perciò viene e con le lacrime agli occhi mi racconta di quanto è contestata sia dal padre (sei troppo morbida con lui!) che dal figlio (sei troppo rigida con me).

Cosi luigi cresce. Pieno di paure.

La terapia: gioco di squadra con il mediano

In seduta Mamma-mediano porta questa grande preoccupazione e decide di guardare in faccia le paure insieme a Luigi. Questo la porta a comprendere di non aver fatto il suo dovere, nonostante questa fosse la sua più grande paura.
E allora un giorno si decide.

Il mediano esce dal campo

Decide di non essere più in mezzo, ma di osservare lei stessa cosa accade. Mi riporta le sue osservazioni nella seduta successiva e mi racconta di Papà e Luigi ritrovati in un luogo nuovo, sconosciuto, dove per forza, come due naufraghi su un isola deserta si impara contare l’uno sull’altro.
La comunicazione cambia per tutti e tre e lei non è più designata come capro espiatorio, respira un aria più leggera, si sente leggera, diventa più bella, molla il peso di una vita.
A volte si chiede ancora come ci sia finita in quella trappola, poi tiene a mente le sue vecchie paure e prova compassione per la vecchia mamma-mediano, che ora è solo Monica.

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