Di fronte a una persona che porta il problema, come psicoterapeuta definisco il mio approccio come PSICODINAMICO, INTEGRATO ed ESPERIENZIALE.

PSICODINAMICO

 

Partiamo dalla psicodinamica, cioè dall’insieme dei processi psichici sottesi ad un comportamento: noi essere umani di essa ne siamo consapevoli solo parzialmente e spesso, quando si richiede un intervento terapeutico lo si fa perché il comportamento è diventato problematico senza un apparente motivo.

Ebbene la terapia non si ferma al perché (cioè a riconoscere la psicodinamica che sta dietro), ma tramite esso aiuta a scoprire quali sono le potenzialità della persona per cambiare il problema.

Una paziente una volta mi disse che tramite la terapia aveva imparato a “soffrire meglio”. Questa frase racchiude il principio della terapia: imparare dalla propria sofferenza a stare meglio e non solo, a migliorarsi come persona.

La terapia è un dialogo che affronta le dinamiche della psiche, del paziente, mie e del paziente. Sembra incredibile ma in seduta esse sono tutte fittamente correlate e ogni volta che questa cosa si rivela al nostro sguardo è una vera e propria Epifania.

Per fare una metafora: immaginiamo la terapia come una barca in mezzo al mare in una notte limpida e che essa si possa orientare solo tramite le stelle. Bene, il nostro firmamento è proprio questo dialogo. Essendo in barca al buio andremo un po’ a destra e un po’ a sinistra, ma se qualcuno osservasse la barca dall’alto si accorgerebbe di quanto si muove.

INTEGRATO

 

Irvin D. Yalom nel suo libro “Il dono della terapia”, preziosissimo per noi psicoterapeuti, afferma che

“ogni percorso di terapia consiste in piccole e grandi risposte o tecniche generate spontaneamente” e che “la tecnica sia di qualche aiuto quando deriva dall’incontro UNICO tra terapeuta e paziente”.

 

Personalmente mi trovo in linea con questa idea, cioè con la possibilità di usare strumenti diversi rispetto al solito assetto psicodinamico.

Se utile alla terapia uso prescrizioni, sessioni di immagini guidata e di ipnosi leggera (sono anche ipnotista), di rilassamento e di respirazione profonda, ma anche di espressione grafica o di gioco di ruolo e certamente continuerò ad ampliare gli strumenti a mia disposizione per offrire trattamenti più completi e mirati. Perché questo è un campo in cui non si finisce mai di imparare, con zone inesplorate che in futuro diventeranno terreno di conquista per le prossime generazioni di psicologi.

ESPERIENZIALE

 

Per produrre pensieri nuovi bisogna fare esperienze nuove e processarle. Questo in seduta avviene in due modi:

 

  • Avendo cognizione delle proprie emozioni e dei propri vissuti e parlandone col terapeuta.
  • Facendo concreta esperienza al di fuori della seduta.

 

In questo caso nel momento in cui si ritiene pronto il paziente si può, in mancanza di una rete di supporto, intervenire nel limite delle proprie disponibilità anche concretamente affinché questa avvenga.O grazie a un sostegno attraverso i mezzi di comunicazione a distanza o, in particolari casi quando il paziente non riesce da solo a superare la propria ansia, anche di persona.

Ad esempio, durante la stesura di questo sito, ho intrapreso per la prima volta un volo assieme a un mio paziente che al termine dell’avventura è riuscito a superare la paura dell’aereo. Sarebbe riuscito a farlo da solo prima o poi?

Può darsi, magari sarebbero occorsi altri anni, ma se ci sono le risorse e l’intenzione la persona può in molti casi arrivare a farlo, in fondo noi siamo terapeuti, mica maghi! Quello che accade in terapia serve per agevolare il cambiamento e avviene grazie alle risorse del paziente.

A un certo punto però, dopo numerose riflessioni, discussioni, interpretazioni, perché aspettare ancora quando sappiamo che per superare la paura del cavallo bisogna montare a cavallo?

Le REGOLE DELLA TERAPIA

Quando inizio in percorso terapico solitamente richiedo tre sedute di conoscenza dove poter fare luce sul problema e sui desideri della persona che ho di fronte. Questo periodo inoltre è utile anche al paziente per permettergli di capire come si trova nel mio studio e con il mio stile di conduzione. Quando c’è “reciprocità” ed è chiaro e condiviso l’obiettivo di terapia, possiamo avviare un percorso che è portato avanti nella piena libertà individuale.

Nel caso in cui invece in questa fase preliminare la persona non si trovasse a suo agio nel mio setting, mi occupo io stessa di contattare un collega per la presa in cura.

Solitamente un percorso di psicoterapia richiede un incontro a settimana e chiedo di poter essere avvisata 24 ore prima della seduta per non avere a carico la disdetta.

Il percorso può essere interrotto in qualsiasi momento e se accade offro al paziente la possibilità di un incontro chiarificatorio di saluto dove poter riordinare i passaggi del nostro percorso e capire le ragioni dell’interruzione.

La durata più funzionale per la cura dovrebbe partire da un minimo di sei mesi, che è il tempo minimo in cui è possibile iniziare a vedere qualche cambiamento e tiene conto della gravità e della cronicità delle problematiche.

Le sedute, sia on-line che di persona, durano 50 minuti.

Ricevo su appuntamento nei miei studi di Bologna e Ravenna, oppure online.