Psicoterapia a Ravenna e Bologna08 Dic 2022

Adolescenti / Adulti / Ansia / Depressione / didturbi ossessivo compulsivo / Disturbi alimentari / disturbo ossessivo compulsivo / Emdr / Famiglia / Panico / Senza categoria / Trauma

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Sono Francesca Savarino, psicologa e psicoterapeuta e questi sono gli articoli del mio blog. In questa sezione potrete leggere gli articoli che scrivo e le mie riflessioni sugli aspetti problematici sul piano sociale e psicologico che incontro sia nel lavoro in studio. In questo blog cerco di riflettere sulle problematiche che affronto assieme al cliente osservando l’impatto che gli enormi cambiamenti di questi ultimi decenni hanno avuto sulla nostra vita.

Questo spazio editoriale serve anche per rappresentare le intuizioni e le nuove strategie di cambiamento con cui mi muovo quando affronto con il cliente ciò che per lui è più doloroso. Queste strategie fanno parte di un bacino sempre in mutamento e in sviluppo grazie alle nuove indicazioni terapeutiche supportate anche dal punto di vista scientifico, che mettono al centro della cura psiche e corpo.

Gli articoli di questo blog non rispettano un ordine preciso, se non quello cronologico con cui li ho scritti. Del resto quando ti trovi a lavorare in studio fra un caso e l’altro, tendi a riflettere su una marea di connessioni, a volte sovrapponibili, ma sempre diverse e ricche di sfaccettature. Ecco di seguito l’elenco su cui cliccare per entrare direttamente nell’articolo scelto, e a seguire a rotazione tutti gli articoli.

Psicoterapia a Ravenna e Bologna


Multitasking Vs. Millenials

L’adolescenza e il ritiro sociale: gli Hikikomori

Disagio derivato dal proprio orientamento sessuale

EMDR sul Disturbo Ossessivo

Disturbi alimentari e EMDR

Quando il padre è questo sconosciuto

L’adolescenza e il ritiro sociale: gli Hikikomori

Italiani all’estero”

Depressione femminile

Didattica a distanza (DAD) e ritiro sociale

Bullismo

Disturbi alimentari e attaccamento

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Psicoterapia Emdr

La Dottoressa Francesca Savarino, psicologa e psicoterapeuta esperta, da 20 anni porta avanti percorsi psicologici a Ravenna e Bologna.

In questo sito potete trovare tutte le indicazioni sui percorsi offerti per il trattamento di moltissime problematiche.

Si parla inoltre della Psicoterapia Emdr per ansia, depressione, attacchi di panico, disturbo ossessivo compulsivo, tricotillomania, disturbi alimentari (anoressia, bulimia, binge eating) e obesità, Dismorfofobia, traumi da abuso infantile nell’adulto, elaborazione del lutto, mobbing, bullismo.

Di seguito i link per scoprire di più sulla psicoterapia Emdr e le problematiche trattate.

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Anoressia e Bulimia cura

le differenze psicologiche nella cura di anoressia e bulimia

Quando si parla di disturbi alimentari spesso si pensa che il quadro psicologico sia pressoché lo stesso.

In realtà l’unica cosa che accomuna le due problematiche è la costellazione di fattori scatenanti e precipitanti, nonché la Dismorfofobia, cioè il disturbo dell’immagine corporea.in questa breve revisione porterò alla luce alcuni fattori caratteristici che però non devono escludere le eccezioni, in quanto l’umanità è davvero varia e non abbiamo la fortuna di essere tutti diversi.

  • Anoressia e bulimia cura

Anoressia e bulimia e gli aspetti in comune: fattori scatenanti e precipitanti

Innanzitutto quasi tutte le narrazioni su questi due disturbi alimentari partono da un normo peso, talvolta leggero sovrappeso in infanzia.

Spesso l’avvento delle mestruazioni viene vissuto con forte disagio per motivazioni diverse:

A volte il menarca è troppo precoce, a volte troppo tardivo. Inoltre l’accoglienza di questo evento in famiglia può essere distaccata o troppo emotiva.

Altro elemento scatenante il disturbo alimentare è la sequela dei feedback negativi sia esterni, da parte dei pari ma anche da parte dei famigliari, sia interni. Per feedback negativi interni intendo la revisione della realtà e del proprio corpo con un filtro già negativo che tende ad autoconfermarsi: ad esempio andare in un negozio e provare un paio di pantaloni che risultano stretti. in questo caso anziché prendere in considerazione che la casa madre faccia parte di quel tipo che per risparmiare sui tessuti minimizza le taglie, conferma la propria idea di inadeguatezza e rinforza la visione allargata del proprio corpo.

Anoressia e bulimia e gli aspetti in comune: Dismorfofobia 

Per anni si è ritenuta la Dismorfofobia, cioè il disturbo dell’immagine corporea, agire differentemente nell’anoressia rispetto alla bulimia, si riteneva infatti che in quest’ultima, l’immagine corporea fosse dilatata solo in alcune parti, mentre nel primo caso risultasse tutta gonfiata. Per esperienza diretta posso affermare di non aver riscontrato chissà quale differenza. L’immagine allo specchio in entrambi i casi e la peggior nemica che si possa avere. Essa peggiora improvvisamente, apparentemente senza un perché,  in verità parallelamente all’autostima.

Ed ora veniamo alle tante differenze.

Anoressia e bulimia, gli aspetti non in comune:

Quando penso alle mie pazienti, ricordo il loro mondo interno, fatto di sensi di colpa e conflittualità, per prima cosa su se stesse, che però si distingue nettamente.

 L’approccio al controllo.

Col controllo in terapia sui disturbi alimentari si ha sempre a che fare, ma con una sostanziale differenza:

Nell’anoressia la persona sembra aver trovato la propria personale soluzione per tenere fermo tutto ciò che in verità si svincola dalle dita come sabbia. Faccio questa metafora perché è questo che mi fa pensare il racconto composto di chi soffre di anoressia. Apparentemente tutto bene, le emozioni si estendono con una forbice minima, sufficiente a non essere mai né troppo agitata, né troppo eccitata. Questa è la condizione ideale per sostenere tutte le richieste dal mondo esterno, anche tre interrogazioni al giorno (che tra parentesi sta diventando il must in qualsiasi liceo scientifico d’Italia)! Ma basta un soffio per sconvolgere il castello di carta. “Insomma, a meno che non mi si parli di riprendere peso io ho raggiunto il nirvana e tu mia caro psico stai ben attenta a non stuzzicare il can che dorme!” La fragilità è dietro l’angolo così come il rifiuto di collaborare in un progetto terapeutico, ecco perché è fondamentale costruire una alleanza a massima flessibilità sugli obiettivi. Perché la persona deve sentire di avere la maggior parte del controllo del percorso psicologico e nutrizionale.

La perdita di controllo

Mentre dall’altra parte, in un altra stanza, si accascia su se stessa dopo essersi battuta i pugni sul petto un ennesima volta, chi soffre di bulimia, intrappolata nel suo corpo che è al col tempo vittima e carnefice. Non ha vinto la lotteria con questo sintomo, tutt’altro. È caduta e ricaduta senza mai imparare dov’è la buca, più ammaccata che mai. Non solo, della sua unica soluzione, che è al col tempo causa dei suoi mali, si vergogna terribilmente. Se potesse lascerebbe tutto a te terapeuta se solo avessi la bacchetta magica e le facessi sparire il vomito e i chili di troppo! Ma la bacchetta magica non c’è. C’è solo il tempo è tanto lavoro, fatto ancora di cadute, che però un pò alla volta insegnano a non cadere più.

Alta prestazione

Chi soffre di anoressia ha imparato ad estendere il concetto di perfezionismo ad ogni cosa che lo circonda e che gli appartiene. Questa modalità da una parte consente di rassicurare la persona che niente mai andrà storto perché tutto va bene, dall’altro scatena livelli di tensione altissimi perché spesso nessun voto se non l’eccellenza è accettata. Per tanto tutto viene a girare fra i numeri alti delle votazioni e quelli bassi del peso a discapito di tutte quelle dinamiche tipiche dell’età di esplorazione ambientale ed avvicinamento con i pari. Non c’è spinta verso l’uscita in discoteca nè interesse verso il proprio e o l’altro sesso.

Alto tasso di creatività

Chi soffre di Bulimia invece, spesso è dotato di una grande capacità immaginativa, che lo porta a produrre varie forme artistiche in maniera non metodica, anche se è presente anche in questo caso il perfezionismo. Esso interviene per lo più distruggendo la valutazione dell’operato. A causa di questo meccanismo è molto difficile che la produzione sia continuativa, anche se di certo è curativa per la persona.

_ Anoressia e bulimia cura

famiglia iper unita

salvator Minuchin molti anni fa descrisse la famiglia anoressica, come caratterizzata da una madre simbiotica ed un padre assente fisicamente o mentalmente. Oggi, quando si tratta di disturbo anoressico puro, è più facile riscontrare in famiglia una sorta di collante che lega tutti e che evita il conflitto. Prima dell’evento della malattia succede davvero poco in queste famiglie, e spesso non si rilevano eventi traumatici se non prima della nascita dei figli.

Questo può capitare perché i genitori provengono ad esempio da una famiglia altamente conflittuale e quindi hanno evitato questo tipo di modello nella crescita dei figli, oppure perché loro stessi non sono stati educati ad affrontare il conflitto.

  • Anoressia e bulimia cura

famiglia mina vagante

Tutto un altro discorso dai può affrontare parlando di chi soffre di bulimia e della sua famiglia.

in questo caso il conflitto è spesso elevato, e i genitori spesso sono impegnati a darsi battaglia a discapito dei figli che percepiscono una sostanziale differenza nell’importanza dei membri.

la creatività in questo caso offre una valvola di sfogo dalla tensione famigliare.

Lock down

Questi due modelli famigliari ovviamente non sono applicabili sempre e possono essere visti come degli estremi in cui si può tendere. Negli ultimi anni infatti ho notato quanto non sia necessaria una psicopatologia famigliare, per arrivare a sviluppare un disturbo alimentare durante un lock down.

Emdr e disturbi alimentari

Disturbi alimentari e attaccamento

Disturbi alimentari e lock down

Anoressia

Bulimia

Binge eating

Anoressia e Bulimia cura

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Ricordare l’abuso infantile

Ricordare l’abuso infantile

Quando parliamo di abuso infantile dobbiamo riferirci ad un atto, spesso ripetuto nel tempo di carattere violento, verbalmente o fisicamente, di tipo fisico o sessuale. Questo agito, o serie di agiti, capita nell’età più delicata per la formazione della struttura difensiva psichica, cioè in quel lasso di tempo che va da 0 ai 14 anni. Sebbene si possa definire l’ultimo periodo come pre adolescenza è bene comunque considerare gli accadimenti in questa fascia di età come in quella infantile, perché la persona non può essere definita capace di intendere e volere un esperienza di questo tipo in quanto ancora con psiche e cervello in formazione.

Si può ricordare l’abuso infantile?

Certo, in molti casi, specie superati i 4 5 anni l’abuso si ricorda. Dobbiamo però tenere in considerazione l’emozione di vergogna associata all’abuso, specie se esso è di natura sessuale. La vergogna infatti contribuisce alla sopraffazione emotiva della persona durante l’atto e alla conseguente mancata registrazione in memoria. Quando invece nonostante tutto si produce un ricordo, il cervello umano crea immagini sensazioni ed emozioni riferiti ad esso, all’interno di frammenti chiusi, che però di tanto in tanto si fanno sentire arrecando forte disagio emotivo. La persona abusata di solito cerca di tenere lontano il più possibile questo sentire, anche attuando strategie di evitamento molto simili a dei rituali ossessivi. Spesso infatti si evitano determinati argomenti, luoghi, riferimenti intellettuali ecc… che in un qualche modo possano essere connessi all’abuso. Sovente queste strategie portano a mezzi di sedazione emotiva, come l’abuso di cibo, alcool e droghe. L’uso di questi “diversivi”può portare ad una vera e propria dipendenza. Secondo uno studio canadese del 2016 (Esme Fuller-Thomson dell’Università di Toronto) un soggetto su cinque dipendente da droghe o un soggetto su sei dipendente da alcol ha subìto violenze sessuali nell’infanzia. Inoltre, proprio per questa difesa evitante, in persone vittime di abuso sessuale infantile, la sessualità può risultare compromessa e anorgasmica.

Ricordi precoci

Prima dei 4, 5 anni questi circuiti chiusi possono essere ancora più poveri, e considerando il fatto che a quell’età il bambino fa più fatica ad identificare le emozioni correttamente, spesso rimangono delle sensazioni fisiche associate ad immagini che possono turbare moltissimo la persona abusata in quanto fuori contesto e appartenete alla sfera infantile. Questa è la  causa maggiore di inibizione dei genitori nel contatto fisico coi propri figli piccoli. 

La sensazione generale indotta da questi frammenti impliciti di memoria è di disagio nei confronti di sé come persona e del proprio corpo, come se all’interno di sé si nascondesse qualcosa di sporco e silente.

Ricordare l’abuso infantile improvvisamente

A volte, anche se raramente può capitare che una determinata situazione “triggeri” lo sblocco di una memoria implicita. Ciò accade perché quella determinata situazione porta l’individuo a sentirsi come quando è capitato l’abuso o perché ha connesso una caratteristica forte (un particolare odore ad esempio) associata a quella memoria implicita.

Ricordare l’abuso infantile in terapia

Nel percorso terapeutico EMDR con una persona che ha subito abuso infantile, può accadere qualche volta che un frammento mnestico torni a galla. Ma essendo appunto una eventualità nel percorso psicologico è meglio utilizzare l’EMDR su ciò che il paziente porta, cioè le sue sensazioni e i frammenti di ricordo, perché il lavoro si valida lo stesso consentendo alla persona di oltrepassare i ricordi e tutte le emozioni e sensazioni negative ad esso associate e di costruire una cornice alla storia dell’abuso che possa essere inserita nella grande parete della propria narrazione.

EMDR e cura del trauma

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Adolescenti / Adulti / Ansia / Bologna / didturbi ossessivo compulsivo / Disturbi alimentari / disturbo ossessivo compulsivo / Famiglia / Psicologa / Ravenna / Trauma / Tricotillomania

Tricotillomania cause

Tricotillomania cause

Tricotillomania cura a Ravenna e Bologna

La tricotillomania è stata posta nel DSM 5 (Manuale psichiatrico statistico e diagnostico) nella categoria del disturbo ossessivo-compulsivo per via della natura impellente dello strappare capelli e/o sopracciglia e della difficoltà a porre termine al comportamento.

I dati sulla tricotillomania

La prevalenza della tricotillomania nella popolazione generale è dello 0,5-2% e l’esordio coincide con la pubertà (10-13 anni). Quando la malattia insorge prima, solitamente si risolve con lo sviluppo, per poi tornare successivamente o mutare in un disturbo ossessivo vero e proprio.

Il disturbo colpisce in maniera uguale bambini maschi e femmine, mentre dalla pubertà è più comune nelle femmine, o, quanto meno è questo il genere che chiede si più l’aiuto, psicologico. Possiamo ipotizzare sia dovuto al fatto che la perdita di capelli nelle ragazze sia vissuto come più stigmatizzante e meno gestibile.

Tricotillomania cause

Dato che cause specifiche non sono state ancora trovate, trovo più corretto parlare di fattori scatenanti e predisponenti: genetici, ormonali ed ambientali.  

Fattori scatenanti

Essi sono molteplici, dall’esposizione a stress prolungato, l’ansia cronica o la presenza di altre patologie della sfera psichica come disturbi dell’umore, del comportamento alimentare o ossessivo compulsivi

  • ansia e stress prolungati: coloro che sono sottoposti ad eventi stressanti per un lungo periodo o vivono stati d’animo di ansia cronica possono sviluppare tricotillomania.
  • eventi stressanti acuti: qualsiasi evento drammaticamente stressante può favorire la comparsa del disturbo.

Fattori predisponenti 

  • Fattori genetici: familiari di 1 grado (presenza in famiglia di altre persone affette da disturbo ossessivo compulsivo o tricotillomania).
  • Elevato livello di perfezionismo.
  • Difficoltà nella regolazione delle emozioni (molto percepita nei momenti di noia, spesso scatenati la compulsione).

Psicoterapia EMDR per la cura della TRICOTILLOMANIA

il percorso psicologico con chi soffre di questo disturbo si muove su più livelli:

  • Lavorare in profondità sui ricordi e le cause che sostengono i fattori psicologici predisponenti, per rendere la persona più forte ed efficace nel gestire i momenti di stress che scatenano la compulsione.
  • Lavorare sulla compulsione stessa, tramite sessioni EMDR atte ad abbassare l’attivazione psicologica che scatena il comportamento di picking su peli e capelli.
  • Lavorare sull’integrazione della persona e sulla ricerca di modalità di regolazione emotiva più funzionali.

Dottoressa Francesca Savarino

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Disturbi alimentari e attaccamento

Disturbi alimentari e stile di attaccamento

Quando parliamo di disturbi alimentari spesso ci riferiamo al qui e ora, cioè ai sintomi prevalenti, come il digiuno, l’abbuffata e il vomito. In verità come ogni problema  psichico, esso deriva da un insieme di fattori pregressi, che assemblandosi creano il problema. Uno di questi è il legame di attaccamento: Un fenomeno psicologico che si costituisce nei primi anni di vita.

Il legame di Attaccamento

Questo termine, coniato da John Bolwby, è diventata una delle chiavi di lettura più efficaci per noi psicologi per comprendere la narrazione del cliente e anche come funzionano le sue relazioni e la relazione in studio.

Ecco di seguito cosa ci può essere utile sapere:

1 Deriva dalla relazione madre-figlio.

2 Nel bambino è innato caratterizzato da due dimensioni fondamentali, la ricerca di sicurezza e il comportamento esplorativo.

3 L’obbiettivo principale del legame di attaccamento è quello di creare una base sicura (solitamente la madre) per il bambino in modo che possa esplorare l’ambiente che gli sta attorno senza correre rischi.
4 Quando la distanza tra madre e bambino diventa eccessiva si attivano i comportamenti di attaccamento, in modo da ristabilire la vicinanza con il caregiver.

Ed è proprio grazie al punto 4 che si è scoperto l’attaccamento: su questo concetto è stato progettato un esperimento psicologico chiamato Strange situation (ainsworth), in cui i bambini, dopo un iniziale momento assieme alla madre rimanevano soli per alcuni minuti. Al ritorno, di fronte alle loro madri i bambini non si comportavano allo stesso modo.

I diversi stili di attaccamento

Questa procedura ha anche consentito di individuare diverse tipologie di comportamento nel bambino, che possiamo definire come stile di attaccamento: 

  • Sicuro, utilizzo della madre come base sicura per l’esplorazione; 
  • Insicuro-evitante, il bambino manifesta pochi comportamenti di affetto verso la madre; 
  • Insicuro-ambivalente, alternanza di comportamenti che desiderio di contatto con segni di rabbia e rifiuto.

 A queste tre tipologie, Main e Solomon (1986) ne hanno aggiunta una quarta, chiamata:

  • attaccamento disorganizzato-disorientato, caratterizzata da comportamenti contraddittori e difficilmente interpretabili. 

Influenza del legame di attaccamento sui disturbi alimentari

Se prima del Lock down mondiale circa il 5 % degli adolescenti ricadeva nei criteri diagnostici del DCA, oggi purtoppo abbiamo visto aumentare questa percentuale del 30% .

I disturbi alimentari nascono come risposta al cambiamento (corpo, status, famiglia e relazioni) e ad esso dobbiamo aggiungere purtroppo, l’enorme cambiamento vissuto nel biennio 2020-2022 che ha toccato le aree di libertà personale e prospettiva futura.

L’attaccamento influenza il modo con cui gli adolescenti affrontano i cambiamenti: in generale un legame di attaccamento sicuro, in cui il caregiver offre supporto emotivo e conforto. Esso è indispensabile per la formazione della propria identità, per la definizione degli obiettivi e per evitare futuri rischi psicologici. Insomma, garantisce la tenuta psicologica, ma anche la capacità di costruirsi un propria autonomia, aldilà dei genitori.

Al contrario, un legame di attaccamento insicuro, in cui il caregiver non può rispondere se non  in maniera discontinua ai segnali del bambino, crea nel soggetto un senso di incompetenza e di impossibilità di affrontare i cambiamenti.

Disturbi alimentari e stile di attaccamento.

 Gander e colleghi (2015) hanno trovato una correlazione fra la relazione tra legame d’attaccamento e disordini alimentari. Essi rivelano che gli adolescenti con disordini alimentari hanno, prevalentemente, uno stile di attaccamento insicuro. In particolare alcuni autori hanno notato una prevalenza di legame di attaccamento evitante, mentre altri una prevalenza di attaccamento ansioso. Qualche autore ha anche ipotizzato che l’attaccamento evitante sia caratteristico dei soggetti con anoressia restrittiva, mentre quello ansioso di soggetti con anoressia purgativa o bulimia.

Vorrei però porre una questione, riferendomi ai disturbi alimentari nati in questi ultimi tre anni: siamo proprio certi che lo stile di attaccamento sicuro sia riuscito a proteggere gli adolescenti dal trauma del lock down per covid 19? Io no.

Nel mio piccolo osservatorio mi è capitato spesso di incontrare adolescenti con uno stile di attaccamento sicuro, ma che comunque presentavano caratteristiche tipiche dell’anoressia e condotte compensatorie. I prossimi anni daranno modo di esaminare meglio che cosa sia effettivamente successo. Questo ci servirà a capire fino a che punto l’uomo riesca a far fronte ai traumi con le proprie risorse personali e dove sarà necessario intervenire preventivamente.

https://www.psicologaravennabologna.it/tematiche/anoressia/

https://www.psicologaravennabologna.it/tematiche/bulimia/

Disturbi alimentari e EMDR

Disturbi alimentari e lock down

Disturbi alimentari

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La ferita del bullismo
Dovendo pensare a quale fattore traumatico in adolescenza determini il sintomo più persistente in terapia io penso al bullismo.
Penso a questo fenomeno così citato fra le testate giornalistiche, per prima cosa per la costellazione di sintomi che si porta dietro.

I sintomi del bullismo

Depressione, autolesionismo, disturbi alimentari, dismorfofobia spesso associata alla parte del corpo bersaglio del bullo, abuso di sostanze (per sedare la disregolazione emotiva), esplosioni emotive, tentativi di suicidio: questi sintomi spesso si presentano allacciati gli uni con gli altri suscitando grande preoccupazione da parte dei genitori.

Il bullismo irrompe nella terapia

Quando ti trovi ad avere a che fare con la complicata matassa emotiva con cui i ragazzi ti portano la loro storia, ti rendi conto quanto sia difficile districarla e speri con tutto te stesso di riuscire a dare loro anche un briciolo di serenità all’interno di quella seduta. Il lavoro è lento ma non per questo interminabile, e quasi sicuramente ne rimarrà una cicatrice emotiva. Sarà per il fatto che non parliamo di un solo trauma ma ben si di un trauma ripetuto nel tempo che come una goccia cinese ha scavato nella personalità di chi è vittima del bullismo.

Quando il bullismo colpisce il corpo

Spesso accade che l’oggetto di derisione sia il corpo. In questo caso accade spesso che i genitori assistano inermi a radicali trasformazioni da parte del figlio, con perdite di peso pericolose che creano uno spartiacque fra l’adolescente sfigato e vergognoso e quello nuovo, più figo, che però non sente più niente. Questa nuova versione impeccabile rifiuta la vecchia e con essa tutte le sue emozioni. In terapia quando mi occupo di bullismo mi capita spesso che si parli del passato con grande critica o addirittura ci si rifiuti di parlarne. Questa nuova immagine deve essere conforme a ciò che Instagram detta.

Che cosa può fare un genitore per arginare e prevenire questo rischio?

Per prima cosa bisogna ascoltare e osservare.
È vero che gli adolescenti di default hanno momenti di mutacismo, anche prolungati, ma di tanto in tanto parlano anche loro. Ed è proprio in quegli attimi che si può intervenire in maniera strategica.

Ascoltare

Il “come va?” chiaramente non funziona, per rispondere a questa domanda basta solo una parola da cui l’adolescente si svincola rapidamente. Per tanto dobbiamo allenarci a trovare domande per cui non bastino un paio di sillabe per risposta. A me ad esempio piace molto la formula usata in “wonder” dai genitori durante I momenti di convivialità: “come è stata la tua giornata?”.
“La tua” sottolinea il fatto che ogni giornata ha la stessa importanza per tutti i membri della famiglia ed è fatta della stessa pasta della giornata dei genitori.
Formulare domande in un ottica di non giudizio aiuta a mettere in primo piano il punto di vista del proprio figlio. “ come pensi sia andata? Avrebbe potuto andare meglio? Che cosa l’ha disturbata secondo te?”. Ricordiamoci che ogni scelta da parte dell’adolescente è una parte dell’adolescente stesso, e se critichiamo I suoi amici o I suoi progetti, per quanto possano essere bizzarri, stiamo criticando lui.

Osservare

Per quanto riguarda l’osservazione deve essere rivolta a qualsiasi variazione di comportamento. Dorme? Mangia? Si lava? Questi sono importanti indicatori per quanto riguarda il disturbo dell’umore. Ricordiamoci che se il risultato della nostra osservazione è che c’è qualcosa che non va, vuol dire che è successo qualcosa.
E allora è importante comunicarlo, dirlo che siamo preoccupati. Dare disponibilità al dialogo e chiedere al l’adolescente quale condizione lo aiuterebbe. A volte è proprio lui ad indicare la seduta con uno psicologo.

Psicologa Ravenna

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Multitasking Vs. Millenials

L’adolescenza e il ritiro sociale: gli Hikikomori

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Adolescenti e nuove tecnologie

Pensando alla generazione dei Millenials e allo stretto rapporto con la tecnologia che la caratterizza, mi sono soffermata su alcuni lavori scientifici Genitori e adolescenti che sono stati fatti per comprendere l’influenza del processamento multitasking sull’umore e sullo sviluppo cerebrale.

Per multitasking intendo l’attenzione rivolta contemporaneamente a più oggetti. L’esecuzione di più compiti allo stesso tempo, è un attività che intraprendiamo ogni giorno. Passiamo dal cellulare al computer, al televisore con apparente scioltezza. In verità questo comportamento, in cui noi “anziani” ci siamo resi abili e con cui i più giovani praticamente sono nati, porta a una notevole serie di svantaggi sul piano neurale.

-adolescenti e nuove tecnologie-

Ma cosa dicono le ricerche su questo?

Alla University of London hanno scoperto che  sembra esserci una riduzione significativa del Qi durante una sessione multitasking ripetuta, addirittura fino agli 8 anni di età. In un’altra ricerca sì è visto come durante una risonanza magnetica apparisse una densità inferiore nella Corteccia Anteriore Cingolata, area deputata allo sviluppo di Empatia.

D.J. Levitin, neurologo studioso dei processi multitasking, nel 2014 ha scoperto che il passaggio veloce da un attività all’altra, aumenta il normale livello di cortisolo. Questo ormone è responsabile della reazione dello stress, e pertanto anche dell’aggressività. Alla Michigan State University nel 2013, in accordo con questi risultati, hanno verificato la correlazione fra il comportamento multitasking e la presenza di ansia e depressione. Inoltre è emerso da queste ricerche che “fare tutto contemporaneamente” causa una secrezione dopaminergica, che funziona da “dose”;  il suo effetto è perciò breve e crea dipendenza.

Detto questo, proviamo a pensare al peso di questa influenza sullo sviluppo psicologico e sociale di un soggetto giovane.

Ogni giorno, a scuola, un adolescente abituato a questa spasmodica stimolazione è costretto a stare seduto ad ascoltare e ad apprendere senza uno schermo davanti.

Io credo che lo sforzo che fanno gli adolescenti per stare in classe sia molto diverso rispetto a quello che dovevamo fare noi adulti nati prima della tecnologia. Non penso per questo penso che sia sbagliato, perché consente per  50 minuti di disconnettersi dal mondo.

Per una volta il sistema scolastico italiano può definirsi più sicuro rispetto a quello dei paesi nordici. In Olanda ad esempio, c’è stato un netto passaggio dalla carta stampata agli schermi tecnologici e la dipendenza degli alunni dal tablet è cresciuta a dismisura.

-adolescenti e nuove tecnologie-

Disturbi alimentari e lock down

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Psicologa Ravenna
Psicologa a Ravenna e Bologna

Nasco qui, in questa perla strategica della Romagna, rinomata per l’accoglienza, il buon cibo e il mare a portata di bicicletta, e sebbene io abbia cambiato residenza ormai da un decennio, ho sempre mantenuto uno spazio di attività fra i luoghi che conosco e mi hanno vista crescere. -psicologa Ravenna-


Attività psicologiche a Ravenna

Come psicologa a Ravenna ho potuto perfezionare l’attività di sportellò psicologico nelle scuole nei licei: Aristico, Classico, ed economico sociale per 11 anni e presso le sedi comunali, occupandomi sia degli adolescenti che degli adulti che ne richiedevano l’accesso.

Inoltre, come psicologa a Ravenna dal 2002 ho avviato il mio studio professionale, dove affronto le problematiche psicologiche più rilevanti in questo secondo millennio ferito da gravissimi eventi come la guerra e la pandemia.

Mi occupo perciò grazie ad un approccio integrato fra psicoterapia dialettica e tecniche desensibilizzazione dello stress e del trauma (EMDR DBR ecc..)di lenire l’ansia, la depressione il lutto e curare, gli attacchi di panico, i disturbi ossessivo compulsivi, e dei disturbi alimentari, anoressia, bulimia, binge eating. Mi occupo inoltre dai problemi derivanti dal discontrollo degli impulsi come la tricotillomania, onicofagia, prurito psicosomatico e dai disagimpsicologici derivati da malattie invalidanti come la psoriasi e la dermatite atopica. Per quanto riguarda le tematiche più recenti affrontate in psicoterapia, a seguito del lungo periodo di lock down mi trovo sempre più spesso a lavorare con stati di disconnessione e disregolazione emotiva è vero e propri stati dissociativi.

-psicologa Ravenna-

I miei nuovi strumenti per affrontare il disagio psicologico e il trauma

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EMDR sul Disturbo Ossessivo

EMDR sul Disturbo ossessivo

Chi porta in terapia il  disturbo ossessivo compulsivo, come unica causa dei suoi mali, solitamente rivela grande lucidità, buon senso e spirito analitico, ed è proprio grazie a queste qualità che nonostante tutto ha chiede aiuto e si dà speranza per migliorare la sua vita. Chi soffre di questo problema ha un animo sensibile e acutamente osservatore che va apertamente in contrasto con i sintomi del disturbo che vengono percepiti come bizzarrie di cui ci si vuole liberare. Questo permette sul piano pratico, ad inizio terapia con Emdr sul disturbo ossessivo, di costruire un’alleanza forte. Il dubbio di essere capaci a cambiare è tutto su di sé e non sul terapeuta. Ed è un dubbio sovrastante, che non permette proroghe, né lascia scampo.
Come sappiamo il disturbo ossessivo compulsivo dispone di tre varianti: disturbo del pensiero siero (ossessivo), disturbo del comportamento (compulsivo) o entrambi i disturbi assieme.

Come funziona la mente con il Disturbo Ossessivo compulsivo

La caratteristica principale è la pervasività del disturbo sulla qualità della vita. La persona deve fare quel pensiero o deve agire quel comportamento altrimenti capiterà qualcosa di grave. Le aree di gravità sono disparate ma tutte unite dal seguente concetto: “la responsabilità è tua è solo tua”.
Se non cambio pensiero subito vuole dire che sono omicida o pedofilo.
Se non faccio una ripetuta di lavaggi secondo un determinato ordine allora resterò sporco e/o contagioso.
Se non controllo il gas 10 volte salterà la casa per colpa mia.
Se non salto su 10 mattonelle i miei genitori moriranno.

Capite che per sostenere questi dilemmi, o sei dotato di un incredibile forza psicologica, oppure soccombi.
È proprio questa forza che in terapia diventa la maggior alleata.

Ma quali sono le cause del disturbo ossessivo compulsivo?


Per molto tempo si è pensato che l’OCD, cioè il Disturbo Ossessivo Compulsivo avesse solo una causa genetica: studi sui gemelli hanno trovato una correlazione che varia dal 30 al 60 per cento e far familiari di primo grado la percentuale di probabilità si alza al 23%. Recentemente la New York University ha pubblicato uno studio che dimostra come in soggetti affetti da OCD. ci fosse un iperattività nel nucleo caudato del cervello durante la scelta nel Trial. Questa regione cerebrale è in grado di valutare se uno stimolo è positivo o negativo per il soggetto è imbase a questo invia o meno l’impulso. Questo starebbe alla base della difficoltà di scelta, tipica di chi soffre di OCD.
Quindi potrebbe trattarsi di un disfunzionamento congenito.
Questo spiegherebbe la facilità con cui chi ne soffre riesce a prenderne le distanze ed il vantaggio in terapia che ne deriva: se le persone imparano a riconoscere e distanziarsi dalle parti di sè che agiscono in maniera disfunzionale iniziano a sentirsi capaci di gestirle.
EMDR e disturbo ossessivo

Come agisce la terapia con EMDR SUL DISTURBO COMPULSIVO?

Naturalmente la prima fase della terapia EMDR (ma anche degli altri approcci che seguo, come DBR, EGO STATE THERAPY e SENSORY MOTOR) vuole un rinforzo dell’IO, lavorando sulla persona per costruire una base sicura di tranquillità. In questo senso si lavora sulla storia della persona i punti importanti per la costruzione della sua identità. Questo lavoro comunque perdura per tutto il tempo di terapia e viene utilizzato ogni volta che il paziente fa un passetto in più nel contrastare LA PARTE DUBBIOSA. Quella parte di lei-lui che ostacola la scelta di responsabilità (es. adesso basta. Mi sono lavato bene. Chiudi il rubinetto) e che adesso possiamo sapere genera dal nucleo caudato. Ogni volta rinforziamo gli argini.

Poi si lavora sia sul passato, cioè sugli eventi scatenanti collegati alla PARTE DUBBIOSA , sia sul presente, abbassando l’attivazione ansiosa sulle scene Del disturbo ossessivo.
Inoltre utilizzo tecniche per la gestione dello Stress, come ad esempio, i 4 elementi di Elan Shapiro, che il paziente farà sue esercitandosi a casa.

CONCLUSIONI

La struttura dell’OCD è molto rigida, per tanto il cambiamento c’è ma non possiamo pensare che le parti disfunzionali possano autosopprimersi. Ma si può fare davvero tanto per tornare a sentirsi padroni della propria esistenza.

Lavorando in terapia con l’uso dell’Emdr sul disturbo ossessivo compulsivo la qualità della vita può migliorare moltissimo così come la frequenza delle ossessioni e delle compulsioni.

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Adolescenti / Adulti / Disturbi alimentari / Emdr

Emdr e disturbi alimentari
Cura dei Disturbi alimentari con EMDR Francesca Savarino

Se c’è una cosa che ho imparato usando l’EMDR, è che è come il prezzemolo, se c’è una buona responsività da parte del paziente, sta bene dappertutto nel percorso terapeutico. Negli anni ‘80 era un detto molto usato e curiosamente è proprio in questo decennio che Francine Shapiro scopre che il movimento oculare riesce a curare i traumi. So che sembra molto riduttiva come introduzione, ma voglio partire dal semplice, per spiegarvi perché l’EMDR FUNZIONA ANCHE CON I DISTURBI ALIMENTARI.

Partiamo da questo primo concetto: l’EMDR è una tecnica di elaborazione cerebrale profonda e potente.

Come funziona l’emdr in sintesi? Partendo dal fatto che la maggior parte di nostri ricordi a sfondo emotivo è depositata nel cervello destro, e che spesso non c’è molto collegamento fra questo e il cervello sinistro (che invece è pragmatico), ecco spiegato il perché tendiamo a rispondere nei momenti di stress, sempre in maniera emotiva e ripetitiva: Ci diciamo le stesse cose e questo non fa che rinforzare un circuito che di per sé è già abbastanza chiuso.


L’EMDR RIPRISTINA IL COLLEGAMENTO


Grazie a sessioni strutturate in cui si rientra celermente nelle situazioni dolorose e propriamente traumatiche, la persona, in maniera molto veloce, attraversa il ricordo ed il disturbo legato ad esso ed inizia a provare pensieri, sensazioni ed emozioni nuove. Questo avviene anche con persone che soffrono di anoressia, bulimia e obesità, perché anche i disturbi alimentari, che spesso sembrano non rispondere a nessun ragionamento e non rientrano di fronte a nessuna logica, nemmeno quella della morte, hanno avuto dei fattori scatenanti e dei fattori precipitanti.

IN TERAPIA con L’EMDR nei disturbi alimentari affrontiamo passato presente e futuro.

PRESENTE
Spesso esistono convinzioni radicate nella persona che con l’avvento del Disturbo alimentare si sono trasformate in vere e proprie catene d’acciaio.
Così come insegna il secondo livello di formazione in EMDR, ma anche l’Ego State Therapy, dobbiamo iniziare a dialogare con le parti, anche con quelle che sono cocciutissime Rotthermeyer (che non è una porzione di cervello nominata come qualche collega più anziano e barbuto, ma è proprio l’irreprensibile tutrice di Heidi, o almeno io me le immagino così). Ecco. Queste parti, IPERCRITICHE e DUBBIOSE, attraverso il dialogo rinforzato da sessioni di lateralizzazione (che fanno sempre bene per amplificare l’esperienza quando col paziente abbiamo fatto un buon lavoro), un po’ alla volta iniziano a trattare.
Non cedono, ma trattano. Se pensiamo quanto sia importante l’illusione del controllo nei disturbi alimentari, potete comprendere quanto sia più utile lavorare sulla mediazione piuttosto che sulla guerra

PASSATO
Partiamo dai ricordi dei fattori scatenanti, precipitanti.
Shapiro li avrebbe definiti traumi con la t minuscola, cioè traumi relazionali in apparenza non così gravi, che però nel tempo hanno scavato solchi nella psiche come la goccia d’acqua nella roccia.
In TERAPIA, con L’EMDR affrontiamo i ricordi dei fattori scatenanti, precipitanti e non solo.

FUTURO
Quando hai a che fare con i disturbi alimentari, devi tenere da conto che a fare frizione non è solo la parte mista critico-dubbiosa che la persona sente parlare ma anche le fantasie disastrose relative al futuro durante il percorso di guarigione.
Queste fantasie riguardano in primis un corpo che non ci piacerà perché avrà ripreso dei chili e tutto quello che concerne portarlo a spasso in mezzo agli altri. In questo caso l’EMDR lavora sulle scene future in cui la persona potrà trovarsi in difficoltà, affinché proiettandosi al futuro l’ansia possa scendere e diventare meno fastidiosa durante i progressi.

Ma bastano queste tecniche per garantire il successo terapeutico nel trattamento dei disturbi alimentari?


Certo che no. Una psicoterapia è per prima cosa un incontro di anime. Se non avviene, se non si crea una buona alleanza terapeutica fra terapeuta e paziente, puoi avere e proporre tutti gli strumenti innovativi di questa terra ma non funzionerà.
Primo perché l’EMDR (che spero in questo articolo di aver introdotto semplicemente) non è proprio semplice da attuare col paziente. Essendo una tecnica basata su un doppio focus di attenzione, il paziente deve avere buona fiducia nel terapeuta e di rimando in se stesso per riuscire a stare nella pratica.


Secondo perché la relazione e l’esperienza che si fa in questa, che è riparativa rispetto a tutte le altre fa da collante a tutti momenti in cui si lavorerà con queste tecniche che sono focalizzate sul corpo.

Terzo, perché ci sono persone che amano la terapia dialettica classica ed è giusto andare incontro alla preferenza delle persone… Perché ogni persona è unica.

Disturbi alimentari e lock down

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COME FUNZIONA LA TERAPIA EMDR NELLA CURA DI ANORESSIA, BULIMIA E OBESITÀ.

Adolescenti / Adulti / Depressione / Disturbi alimentari / Famiglia

Disturbi alimentari e lock down
Psicologa per la cura dei disturbi alimentari

Sappiamo tutti quanto sia stato pesante il periodo speriamo appena passato caratterizzato dal Covid 19. Sappiamo quanto sia stato devastante sul piano delle perdite, purtroppo però ancora non si sa quanto lo sia stato sul piano psicologico. -disturbi alimentari e lock down-

Stato dell’arte di un problema nel problema

Non c’è stato un monitoraggio completo in Italia, ma esistono un sacco di ricerche all’estero che riportano un aumento di sintomi psicologici a volte fino a più 60% specie se si tratta di depressione.

La Società Italiana per lo Studio dei Disturbi del Comportamento Alimentare stima un aumento dei disturbi alimentari del 40% di nuovi casi, la cui maggioranza ovviamente sarà rappresentata dagli adolescenti.

Comportamenti come improvvisi digiuni o limitazioni dei pasti, abbuffate, vomito, sono spesso purtroppo associati ad autolesionismo. Quest’ultimo è ritornato purtroppo, prepotentemente in auge durante i periodi di isolamento dal mondo, sia fra gli adolescenti, sia fra i giovani adulti.

Esordio dei disturbi alimentari: È assolutamente necessario fare un distinguo.

Voglio provare a semplificare cosa ho osservato in questi due anni. Per prima cosa vi devo dire che non necessariamente il disturbo alimentare ha colpito chi già era predisposto per questo sintomo.

La partenza è stata uguale per tutti: isolamento e assenza di stimolazioni sociali non mediata + immobilità e variazione nell’alimentazione.

La partenza e l’impotenza

Sia per quanto riguarda l’adolescente che l’adulto, spesso la prima parte del lock down ha coinciso con un cambio corporeo, non solo per quanto riguarda il peso ma anche per LA FORMA FISICA. Questo ha portato ha un adattamento psicologico tramite strategie compensatorie: equilibrate, oppure come nell’esordio anoressico, purtroppo NO.

E questa è la versione “facile”.

Si fa per dire perché comunque con lo “scivolamento in anoressia” esiste una sorta di meccanismo autoinstallante che fa sì che a predominare siano solo i pensieri sul cibo.

Poi c”è quella difficile, quando la persona che si avventura nella bolla di isolamento ha già di suo problemi di regolazione emotiva. Male, perché è in quella dannata bolla che scoprirà di potersi perdere ancora più facilmente ed essere preda di tempeste emotive. Il sintomo alimentare sarà per lei la soluzione temporanea, perché tramite digiuno, abbuffata o vomito (o in taluni casi con l’autolesionismo)  avrà l’illusione di tornare a stare meglio.

Psicoterapia con i disturbi alimentari nati in lock down

Sia nel primo che nel secondo caso è necessario un percorso di psicoterapia che usi  psicoeducazione, faccia leva sulle risorse della persona e offra tutte gli strumenti possibili per contrastare il comportamento, inoltre grazie all’emdr si può lavorare sia sull’immagine corporea per aumentare l’integrazione con l’immagine di sè sia per abbassare la pulsione alle abbuffate.

Dismorfofobia: il disturbo dell’immagine corporea

Binge Eating

Bulimia

Anoressia

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Cura della depressione Psicologa Ravenna Bologna Dott. Savarino08 Apr 2022

Adolescenti / Depressione / Emdr / Famiglia / Trauma

Depressione femminile

Depressione femminile e incapacitá di dire di no.

Mi capita molto spesso lavorando con gli adulti come Psicologa a Ravenna e Bologna , di incontrare donne , che arrivano in terapia perché si sono rese conto che la maggior parte delle scelte fatte nella loro vita non sono state libere, ma hanno funzionato da compromesso con i loro sensi di colpa e il loro senso del dovere . Sono donne sfinite dai mille compiti che si sono accollati nella vita e spesso si sentono estremamente sole  di fronte ad essi.

Quando iniziano una terapia spesso sono già mogli, madri e grandemente lavoratrici. Hanno aspettato decenni per iniziare perché in un modo o nell’altro sono sempre riuscite a fare tutto ma è come se un certo evento abbia illuminato il cratere che le separa dalla felicità consapevole. -depressione femminile-

Piccola definizione della felicità

Intendiamoci, non possiamo essere sempre felici, ma possiamo sentirci profondamente in contatto con ciò che ci fa felici, e riuscire a risintonizzarci frequentemente con questa emozione. Perché per natura un emozione è di durata breve.

Il bambino che c’è in noi

Una donna che arriva a mettere in dubbio l’autenticità delle  scelte che ha fatto nella sua vita quasi sempre è stata un genitore dei propri genitori.

Sul piano cognitivo ha funzionato e funziona benissimo, ma sul piano emotivo è come se una parte di lei fosse rimasta a quell’età ribadendo sempre a se stessa ciò che ha imparato: “è necessario   che io accolga i problemi degli altri, anche se poi non ci sarà più spazio”.

Assertività

Quando si cresce con questo diktat solitamente non si fa esperienza con la RABBIA.

ESSA è vissuta come minacciosa. Spesso si pensa che la conseguenza della rabbia sia la distruzione e soprattutto l’abbandono dei propri cari.

Esiste però una forma comunicativa chiamata ASSERTIVITÀ che ti permette di esprimere la rabbia senza ferire nessuno.

Le conseguenze della mancanza di espressione della rabbia.

Quando una persona non può permettersi di esprimere la propria rabbia inevitabilmente la introietta, la rivolge cioè verso se stesso. Questo processo porta frustrazione, bassa autostima e DEPRESSIONE.

Essendo però persone ad alto funzionamento, giungono in terapia lamentando pochi sintomi, spesso somatici,  come ad esempio, reflusso gastroesofageo o sindromi dolorose atopiche più o meno diagnosticate, e problematiche funzionali come l’insonnia.

-depressione femminile-

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Adolescenti / Ansia / Depressione / Famiglia / Trauma

Didattica a distanza (DAD) e ritiro sociale

È lunedì e nel mio studio di psicoterapia per gli adolescenti, hanno appena suonato.

Per tanto accolgo lei alla porta, che mi oltrepassa senza guardarmi e si siede poggiando la testa sulla scrivania. Ha 17 anni ed è già arresa alla vita. Non posso immaginare che cosa le sia capitato, posso fargli solo capire che è evidente per me che la sua giornata è stata terribile.

“Siamo tornati in presenza” mi dice con un filo di voce.

Io correggo la mia espressione immediatamente. Stavo per sorridere a questa notizia è non è giusto, perché lei sta soffrendo. “Ma non è la stessa didattica in presenza che sognava un mese fa? Cosa caspita sta succedendo?” Mi chiedo.

Cerco di capire meglio l’origine di quella disperazione e mi viene in mente il film “le ali della libertà”, dove un ergastolano in attesa della libertà condizionata farà di tutto per restare in carcere. Quelle quattro pareti, quei 12 metri rappresentavano l’unica casa che quell’uomo conoscesse, l’unico confort.

Un principio basilare in psicoterapia, così come nella vita determina che più metti in opera una cosa è più continuerai a metterla in opera. Succede per la sete, succede per la fame, succede per il sesso, succede per ogni tipo di dipendenza e succede anche per il ritiro sociale.

Oggi, a più di un anno di distanza dall’inizio della pandemia siamo passati dall’alienazione nei confronti del apprendimento online all’ansia d’inserimento in classe: Quando si dice il danno e la beffa.

Il primo giorno, dopo mesi in cui l’esposizione del proprio corpo era stata cancellata dalla didattica a distanza poteva essere un giorno felice sulla carta e invece si è rivelato una ennesima prova da sostenere. Ma quel nuovo inizio è stata una vera fustigata all’amor proprio.

Eppure è sano tornare a scuola, lo so per certo.

Passa, mi dico e le dico, “ti abituerai.”.

“No, non mi abituerò. Dopodomani tornerò a studiare da casa, perché siamo al 50 per cento delle presenze.” Ha ragione lei, come può abituarsi se non crea un abitudine. Ci vorrà il doppio del tempo, praticamente ci arriverà quando dovrà di nuovo abbandonare i banchi di scuola, alla fine dell’anno. Nel frattempo cucirò e riparerò gli strappi a cui andrà soggetta la sua autostima sapendo che ad ogni rattoppo ci sarà un altro sbrago con l’incrollabile speranza che sia appena un po’ più piccolo.

Questa non è la storia di una mia paziente, è un insieme di storie così simili da incastrarsi perfettamente in una sorta di puzzle dove per adesso, manca sempre l’ultimo pezzo.

Il Lockdown ha letteralmente rovesciato la scatola fuori dalla finestra e adesso siamo qui io e lei, io e loro, stesi sul pavimento a cercare, nell’incrollabile speranza che quel pezzo non se ne sia volato fuori.

È dell’adolescenza friabile, al limite della rottura che parlo, quella che si rivolge a me perché in preda ad attacchi di panico, a un corpo rifiutatato, a rituali ossessivi, alla depressione.

Io che sono adulta so che arriveranno tempi migliori, perché ho visto in televisione Chernobyl, la caduta del muro di Berlino, la guerra in Kossovo, il terremoto in Irpinia, in Abruzzo e ho sentito con le mie gambe quello Emiliano.

So che l’uomo ha questa meravigliosa capacità di ricostruzione e, a differenza dell’adolescente che vi ho descritto, che per età non riesce a farlo, io non concepisco i miei anni come tutta la mia vita.

So, che fra 20 anni questo sarà solo un pugno di anni disgraziato, che grazie al nostro innato ottimismo mnestico e ai percorsi di psicoterapia, diluirà la sua portata negativa nel tempo, ma oggi siamo ancora tutti stretti in questo pugno.

Ma oggi, se solo potessi mi farei trasparente per accompagnarli di fronte al portone della scuola, per sostenere i loro sguardi, per abbracciarli in mezzo alla folla.

Problemi adolescenziali

Hikikomori: adolescenti in ritiro sociale.

Genitori e adolescenti

La ferita del bullismo e la sua cura.

Adolescenti / Depressione

La ferita del bullismo e la sua cura.

La ferita del bullismo
Dovendo pensare a quale fattore traumatico in adolescenza determini il sintomo più persistente in terapia io penso al bullismo.
Penso a questo fenomeno così citato fra le testate giornalistiche, per prima cosa per la costellazione di sintomi che si porta dietro.

I sintomi del bullismo

Depressione, autolesionismo, disturbi alimentari, dismorfofobia spesso associata alla parte del corpo bersaglio del bullo, abuso di sostanze (per sedare la disregolazione emotiva), esplosioni emotive, tentativi di suicidio: questi sintomi spesso si presentano allacciati gli uni con gli altri suscitando grande preoccupazione da parte dei genitori.

Il bullismo irrompe nella terapia

Quando ti trovi ad avere a che fare con la complicata matassa emotiva con cui i ragazzi ti portano la loro storia, ti rendi conto quanto sia difficile districarla e speri con tutto te stesso di riuscire a dare loro anche un briciolo di serenità all’interno di quella seduta. Il lavoro è lento ma non per questo interminabile, e quasi sicuramente ne rimarrà una cicatrice emotiva. Sarà per il fatto che non parliamo di un solo trauma ma ben si di un trauma ripetuto nel tempo che come una goccia cinese ha scavato nella personalità di chi è vittima del bullismo.

Quando il bullismo colpisce il corpo

Spesso accade che l’oggetto di derisione sia il corpo. In questo caso accade spesso che i genitori assistano inermi a radicali trasformazioni da parte del figlio, con perdite di peso pericolose che creano uno spartiacque fra l’adolescente sfigato e vergognoso e quello nuovo, più figo, che però non sente più niente. Questa nuova versione impeccabile rifiuta la vecchia e con essa tutte le sue emozioni. In terapia quando mi occupo di bullismo mi capita spesso che si parli del passato con grande critica o addirittura ci si rifiuti di parlarne. Questa nuova immagine deve essere conforme a ciò che Instagram detta.

Che cosa può fare un genitore per arginare e prevenire questo rischio?

Per prima cosa bisogna ascoltare e osservare.
È vero che gli adolescenti di default hanno momenti di mutacismo, anche prolungati, ma di tanto in tanto parlano anche loro. Ed è proprio in quegli attimi che si può intervenire in maniera strategica.

Ascoltare

Il “come va?” chiaramente non funziona, per rispondere a questa domanda basta solo una parola da cui l’adolescente si svincola rapidamente. Per tanto dobbiamo allenarci a trovare domande per cui non bastino un paio di sillabe per risposta. A me ad esempio piace molto la formula usata in “wonder” dai genitori durante I momenti di convivialità: “come è stata la tua giornata?”.
“La tua” sottolinea il fatto che ogni giornata ha la stessa importanza per tutti i membri della famiglia ed è fatta della stessa pasta della giornata dei genitori.
Formulare domande in un ottica di non giudizio aiuta a mettere in primo piano il punto di vista del proprio figlio. “ come pensi sia andata? Avrebbe potuto andare meglio? Che cosa l’ha disturbata secondo te?”. Ricordiamoci che ogni scelta da parte dell’adolescente è una parte dell’adolescente stesso, e se critichiamo I suoi amici o I suoi progetti, per quanto possano essere bizzarri, stiamo criticando lui.

Osservare

Per quanto riguarda l’osservazione deve essere rivolta a qualsiasi variazione di comportamento. Dorme? Mangia? Si lava? Questi sono importanti indicatori per quanto riguarda il disturbo dell’umore. Ricordiamoci che se il risultato della nostra osservazione è che c’è qualcosa che non va, vuol dire che è successo qualcosa.
E allora è importante comunicarlo, dirlo che siamo preoccupati. Dare disponibilità al dialogo e chiedere al l’adolescente quale condizione lo aiuterebbe. A volte è proprio lui ad indicare la seduta con uno psicologo.

Genitori e adolescenti

Depressione

Multitasking Vs. Millenials

https://it.wikipedia.org/wiki/Bullismo

05 Mag 2019

Adolescenti / Famiglia

L’adolescenza e il ritiro sociale: gli Hikikomori

Per Hikikomori, termine giapponese che significa “evaporati” intendiamo adolescenti e giovani adulti che decidono spontaneamente di isolarsi dalla società, abbandonando ogni contesto sociale scolastico  e lavorativo.

Questo fenomeno, sempre più in crescita anche in Italia, riguarda in prevalenza i maschi.

LE IMPRESSIONI DEGLI ESPERTI

Durante il convegno IN.CON.TRA sugli adolescenti a Verona, è intervenuto il Dott. Lancini, presidente dell’associazione Minotauro (osservatorio privilegiato dei cambiamenti socio-psicologici dell’adolescente).

Il collega ha definito il fenomeno Hikikomori come esattamente opposto al Dca femminile. Ciò mi ha riportata al concetto di famiglia “anoressica”, così descritta nel Libro sempre attuale di Minuchin, “Famiglie psicosomatiche”. Questo tipo di famiglia  è composta da una madre che tende alla simbiosi e un padre più satellite. Per questo motivo mi è apparsa molto simile a quella dell’adolescente che si ritira dal mondo.

Infine, ho pensato al carattere ossessivo e dipendente tipico di entrambi i casi.

COME “NASCE” UN HIKIKOMORI

L’adolescente ritirato è intelligente e non dà segnali di disagio visibili all’occhio materno, fino a quando un fattore precipitante, specie in seconda o in terza media, gli restituirà un’immagine di inadeguatezza. Egli è cresciuto nella certezza che sarebbe stato da grande efficiente e speciale. Purtroppo però, non avendo fatto esperienza del fallimento è dotato di un Sè fragile. Quando il figlio si oppone a qualsiasi attività al di fuori della propria stanza o del proprio domicilio,  la madre inizia a provare un’angoscia di morte talmente profonda da portarla ad agire il più presto possibile una risocializzazione. Ella cercherà quindi di richiamare i vecchi amici per indurli ad andarlo a trovare. Ma quel figlio non è più connesso con loro quanto piuttosto con gli amici virtuali che potrà aver trovato nelle web community, piuttosto che negli online games. La scelta migliore su cui dobbiamo paradossalmente puntare per un ritorno alla socialità è proprio questa. Cercando di favorire un passaggio da virtuale a reale di queste conoscenze.

COME INTERVENIRE

Il lavoro con l’adolescente ritirato necessita di uno spazio familiare che permetta di riconoscere e leggere i codici affettivi familiari e di poterli modificare in parte per favorire la guarigione del figlio. Questo può avvenire se necessariamente i genitori mettono da parte i propri ideali individuali e si coinvolgono nella terapia.

Adolescenza

Problemi adolescenziali

I miei nuovi strumenti per affrontare il disagio psicologico e il trauma

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05 Mag 2019

Adolescenti / Famiglia

Disagio derivato dal proprio orientamento sessuale

In questi ultimi 20 anni l’omosessualità e la bisessualità hanno beneficiato di uno sdoganamento culturale che però non ha coinciso con una completa apertura mentale da parte della famiglia. Tuttora in studio ricevo adolescenti e giovani adulti molto in difficoltà per via della mancanza di accettazione da parte dei genitori.

CHE COSA È CAMBIATO NEGLI ULTIMI 15 ANNI

Dal mio osservatorio privilegiato all’interno della scuola ho assistito alla presa di coscienza delle ragazze lesbiche e alla formazione di gruppi molto popolari.  Questo fenomeno ha portato col tempo a normalizzare l’identità omosessuale fra le ragazze etero. L’omosessualita al maschile invece è restata più silenziosa, ma certamente più aperta agli amici stretti rispetto al secolo scorso, quando le insinuazioni erano molto più numerose delle rivelazioni.

COMPLICANZE DEL COMING OUT

Il coming out in famiglia è un passaggio comunque delicato.

Il sui fallimenti può essere determinato da:

  • paura del genitore che il figlio venga per tutta la vita discriminato come omosessuale.
  • non accettazione  della sessualità del figlio e quindi il figlio stesso.

Questo ultimo caso è davvero molto drammatico e può determinare una distanza insanabile. Il disconoscimento accade quando l’investimento sul figlio ha avuto a che fare con un bisogno del genitore di colmare i propri vuoti.

Quando il figlio che si ha davanti non coincide più con l’immagine di lui  si può restare sopraffatti dallo smarrimento e dall’angoscia. In questo caso il genitore ha reazioni scomposte, altalenando avvicinamenti chiarificatori a dichiarazioni rabbiose. Un comportamento alla lunga deleterio ma difficile da sradicare perché dettato dalla paura.

Un figlio che ha un genitore che rifiuta l’omosessualità si sente in colpa, sbagliato e allo stesso tempo tradito. Così oltre a dover gestire le delicate relazioni all’esterno della famiglia, bisogna processare il lutto dell’immagine del genitore che si aveva prima. Infine, piano piano, bisogna costruirne un’altra integrata di queste parti così spigolose.

L’AIUTO TERAPEUTICO

Il lavoro in terapia può avvenire con entrambe le parti.

Quando è un genitore a chiamare, lavoriamo assieme su cosa sottende alla propria delusione e allo stesso tempo sulle potenzialità della parola “omosessuale”.

Quando è un figlio a chiamare, oltre ad elaborare il lutto di cui sopra si valuta assieme quali possibilità oggettive ci sono di mettersi in relazione con il genitore. Nel caso il rifiuto sia definitivo è fondamentale in un secondo tempo tentare di recuperare ciò che di buono c’è stato. Quando è possibile questa parte va ad arricchire il patrimonio emotivo della persona.

Dott.ssa Francesca Savarino

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15 Apr 2019

Adolescenti / Famiglia

Quando il padre è questo sconosciuto

Lavorando con gli adolescenti mi capita sempre più spesso di ricevere contatto e richiesta di presa in carico del figlio da parte delle sole madri. In questo caso particolare l’assetto famigliare principale è composto da madre, compagno e figli. Genitori e adolescenti

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