Adolescenti / Depressione

Dismorfofobia: il disturbo dell’immagine corporea

Durante il mio incarico come psicologo per i disturbi alimentari mi sono imbattuta molto spesso in questa sorta di disturbo “nel disturbo”: la dismorfofobia. Con essa intendiamo una vera e propria dilatazione dell’immagine corporea che noi  percepiamo e il conseguente abbrutimento di essa.

Ma che cos’è l’immagine corporea?

Per immagine corporea o I.C. intendiamo come immaginiamo il nostro corpo, nella forma consistenza e nei confini con tutte le emozioni e i pensieri che ne derivano. Paul Shilder nel ‘35 parla del “modo in cui il nostro corpo ci appare”, una vera e propria rappresentazione quindi legata al nostro stato emotivo e alla nostra stima del proprio Sè.

Come funziona la dismorfofobia

La Dismorfofobia o Dismorfismo Corporeo  in genere comporta molta preoccupazione e un insana attenzione al dettaglio corporeo che a volte scatena veri e propri comportamenti “compensatori” atti a riparare l’immagine corporea, come ad esempio un estenuante sessione di ginnastica, oppure l’utilizzo di tecniche fai da te per ridurre il difetto fisico. Ci si preoccupa di quale sarà il giudizio degli altri all’esposizione del coro po’ o di quella parte del corpo percepita come inaccettabile.

Nella Dismorfofobia l’immagine corporea viene colpita diversamente, a seconda dell’area centrale del problema, ad esempio in anoressia riguardanquasi sempre tutto il corpo, mentre in bulimia il corpo ha delle parti decisamente più dilatate, quando invece si è subito bullismo, la distorsione può riguardare anche un dettaglio, ma lo stato di allerta verso di esso, sarà tanto è tale da compromettere in egual modo la qualità di vita. Questo disturbo colpisce una percentuale di popolazione compresa fra  l’1,7 e il 2,5%.

Quali sintomi comporta la dismorfofobia:

Come ho anticipitato, questo didisturbo mette in atto una serie di comportamenti disadattivi che presentano differenti gravità:

  • spendere molto tempo nel check allo specchio della zona del corpo bersagliata dalla dismorfofobia
  • Intraprendere comportamenti pericolosi mirati alla modifica corporea, fra cui:
  • Diete sconsiderate,
  • pratiche sportive estreme
  • uso di filler domestici non autorizzati
  • chirurgia estetica presso professionisti compiacenti.

Inoltre spesso porta ad episodi depressivi reattivi e ad isolamento sociale, che come sappiamo è una delle bestie nere dei nostri anni per quanto riguarda gli adolescenti.

Neurofisiologia dell’immagine corporea e della dismorfofobia

L’immagine corporea si forma Grazie a diverse aree cerebrali, dell’emIsfero destro che regola in generale le emozioni ed in particolare l’insula, responsabile della regolazione emotiva nei confronti delle percezioni visive. Altre aree ingaggiate nella costruzione dell’IC SONO la corteccia occipitale e dorsale, e quella prefrontale,  infine il lobo parietale inferiore che quando non funzionanosono responsabili delle distorsioni percettive.

inoltre da studi su Imaging sembra che chi soffre di DM  abbia mostrato alterazioni in aree deputate alla memoria e difficoltà di trasmissione  fra queste e la corteccia prefrontale.

Sembra centrale il ruolo della produzione serotoninergica, anche se ancora non è chiaro il meccanismo.

 

Quali fattori determinano l’alterazione dell’immagine corporea?

 

fattori psicologici:

Esistono diverse condizione che predispongono alla DM:

  • l’autostima oscillante a partire dal periodo dell’adolescenza in generale..
  • abusi in infanzia.
  • una ferita consolidata sulla propria autostima, come accade per le vittime di bullismo , per chi soffre di disturbi alimentari.
  • Disturbo ossessivo compulsivo
  • Fobia e ritiro sociale.

 

fattori fisiologici:

Il cambiamento della forma del corpo in adolescenza  determina un relativo faticoso accomodamento nella psiche dell’adolescente. A volte, soprattutto quando il cambiamento è brusco , può occorrere diverso tempo prima che l’adolescente mentalizzi la nuova forma del corpo e questo causa un ulteriore problematica dovuta dalla goffaggine con cui si attraversa lo spazio.

Si può avvertire Difficoltà  di accettazione della propria immagine corporea  sia che lo sviluppo o crescita corporea sia precoce, sia che sia tardiva. In quanto il giudizio dell’altro rimane una tematica centrale nell’adolescente.

fattori famigliari:

il perfezionismo corporeo o l’eccessiva critica da parte dei genitori nei confronti della propria gestione del corpo(alimentazione e sport) , può causare seri danni sia per quanto riguarda l’umore sia per quanto riguarda la capacità di restare 8n equilibrio nel rapporto cibo corpo.

anche il corpo non conforme al resto della famiglia, una eventualità genetica non così rara, può peggiorare la propria IC, Sè questa differenza non viene ben moderata dai genitori.

fattori sociali:

Dall’adolescenza in poi, determinante è il confronto sociale del proprio corpo fra quello degli altri:

Quale impatto ha il corpo dell’adolescente di oggi fra i pari? È un corpo conforme oppure sfora nei parametri, come ad esempio l’altezza, oppure nel caso delle ragazze, lo sviluppo dei caratteri secondari, come ade esempio il seno. Ci troviamo.di.fronte.ad adolescenti.sotto attacco.mediarico.
Si sentono costretti a specchiarsi di fronte a sconosciuti nascosti al di là della.tastiera, a mostrare il loro corpo in costruzione scimmiottando la leggerezza tipica di chi è più popolare. se solo sapessero che anche i popolari soffrono nel mantenere quella competizione in attivo.

Cura della dismorfofobia

In questo articolo abbiamo parlato del profondo legame che esiste fra autostima è immagine corporea. In studio è facile notare cambiamenti positivi dell’immagine corporea in pazienti giunti a me per lavorare sulla propria stima di Sè.

Quando però tratto persone con un disturbo dismorfofobico, so già dall’inizio che oltre a lavorare per consolidare o addirittura per creare de novo un autostima, dovrò aiutare il paziente a riconoscere la critica sul corpo come un più generale segnale di allarme di abbassamento dell’autostima e quindi lavorare su cosa può aver influito su questa impennata verso il basso, cioè quali situazioni precedenti sono state vissute come conferma di quella brutta immagine di Sè prima ancora di arrivare al corpo.

Inoltre ritengo indispensabile una serie di strumenti che ho maturato negli anni del mio lavoro in ospedale per dare un esame di realtà a chi è soggetto a deformazione della percezione corporea. Questo prezioso kit, all’interno di una relazione sicura, come può essere la seduta in terapia, serve a suscitare dubbi sulle proprie percezioni.

…e come ci insegnano le sorelle Wachowski in Matrix, prima di ogni grande decisione c’è sempre un grande dubbio…..

Anoressia

Bulimia

La ferita del bullismo e la sua cura.

 

 

Adolescenti / Depressione

La ferita del bullismo e la sua cura.

La ferita del bullismo
Dovendo pensare a quale fattore traumatico in adolescenza determini il sintomo più persistente in terapia io penso al bullismo.
Penso a questo fenomeno così citato fra le testate giornalistiche, per prima cosa per la costellazione di sintomi che si porta dietro.

I sintomi del bullismo

Depressione, autolesionismo, disturbi alimentari, dismorfofobia spesso associata alla parte del corpo bersaglio del bullo, abuso di sostanze (per sedare la disregolazione emotiva), esplosioni emotive, tentativi di suicidio: questi sintomi spesso si presentano allacciati gli uni con gli altri suscitando grande preoccupazione da parte dei genitori.

Il bullismo irrompe nella terapia

Quando ti trovi ad avere a che fare con la complicata matassa emotiva con cui i ragazzi ti portano la loro storia, ti rendi conto quanto sia difficile districarla e speri con tutto te stesso di riuscire a dare loro anche un briciolo di serenità all’interno di quella seduta. Il lavoro è lento ma non per questo interminabile, e quasi sicuramente ne rimarrà una cicatrice emotiva. Sarà per il fatto che non parliamo di un solo trauma ma ben si di un trauma ripetuto nel tempo che come una goccia cinese ha scavato nella personalità di chi è vittima del bullismo.

Quando il bullismo colpisce il corpo

Spesso accade che l’oggetto di derisione sia il corpo. In questo caso accade spesso che i genitori assistano inermi a radicali trasformazioni da parte del figlio, con perdite di peso pericolose che creano uno spartiacque fra l’adolescente sfigato e vergognoso e quello nuovo, più figo, che però non sente più niente. Questa nuova versione impeccabile rifiuta la vecchia e con essa tutte le sue emozioni. In terapia quando mi occupo di bullismo mi capita spesso che si parli del passato con grande critica o addirittura ci si rifiuti di parlarne. Questa nuova immagine deve essere conforme a ciò che Instagram detta.

Che cosa può fare un genitore per arginare e prevenire questo rischio?

Per prima cosa bisogna ascoltare e osservare.
È vero che gli adolescenti di default hanno momenti di mutacismo, anche prolungati, ma di tanto in tanto parlano anche loro. Ed è proprio in quegli attimi che si può intervenire in maniera strategica.

Ascoltare

Il “come va?” chiaramente non funziona, per rispondere a questa domanda basta solo una parola da cui l’adolescente si svincola rapidamente. Per tanto dobbiamo allenarci a trovare domande per cui non bastino un paio di sillabe per risposta. A me ad esempio piace molto la formula usata in “wonder” dai genitori durante I momenti di convivialità: “come è stata la tua giornata?”.
“La tua” sottolinea il fatto che ogni giornata ha la stessa importanza per tutti i membri della famiglia ed è fatta della stessa pasta della giornata dei genitori.
Formulare domande in un ottica di non giudizio aiuta a mettere in primo piano il punto di vista del proprio figlio. “ come pensi sia andata? Avrebbe potuto andare meglio? Che cosa l’ha disturbata secondo te?”. Ricordiamoci che ogni scelta da parte dell’adolescente è una parte dell’adolescente stesso, e se critichiamo I suoi amici o I suoi progetti, per quanto possano essere bizzarri, stiamo criticando lui.

Osservare

Per quanto riguarda l’osservazione deve essere rivolta a qualsiasi variazione di comportamento. Dorme? Mangia? Si lava? Questi sono importanti indicatori per quanto riguarda il disturbo dell’umore. Ricordiamoci che se il risultato della nostra osservazione è che c’è qualcosa che non va, vuol dire che è successo qualcosa.
E allora è importante comunicarlo, dirlo che siamo preoccupati. Dare disponibilità al dialogo e chiedere al l’adolescente quale condizione lo aiuterebbe. A volte è proprio lui ad indicare la seduta con uno psicologo.

Genitori e adolescenti

Depressione

Multitasking Vs. Millenials

https://it.wikipedia.org/wiki/Bullismo

29 Mag 2019

Adolescenti / Famiglia

Multitasking Vs. Millenials

Pensando alla generazione dei Millenials e allo stretto rapporto con la tecnologia che la caratterizza, mi sono soffermata su alcuni lavori scientifici Genitori e adolescentiche sono stati fatti per comprendere l’influenza del processamento multitasking sull’umore e sullo sviluppo cerebrale.

Per multitasking intendo l’attenzione rivolta contemporaneamente a più oggetti. L’esecuzione di più compiti allo stesso tempo, è un attività che intraprendiamo ogni giorno. Passiamo dal cellulare al computer, al televisore con apparente scioltezza. In verità questo comportamento, in cui noi “anziani” ci siamo resi abili e con cui i più giovani praticamente sono nati, porta a una notevole serie di svantaggi sul piano neurale.

Ma cosa dicono le ricerche su questo?

Alla University of London hanno scoperto che  sembra esserci una riduzione significativa del Qi durante una sessione multitasking ripetuta, addirittura fino agli 8 anni di età. In un’altra ricerca sì è visto come durante una risonanza magnetica apparisse una densità inferiore nella Corteccia Anteriore Cingolata, area deputata allo sviluppo di Empatia.

D.J. Levitin, neurologo studioso dei processi multitasking, nel 2014 ha scoperto che il passaggio veloce da un attività all’altra, aumenta il normale livello di cortisolo. Questo ormone è responsabile della reazione dello stress, e pertanto anche dell’aggressività. Alla Michigan State University nel 2013, in accordo con questi risultati, hanno verificato la correlazione fra il comportamento multitasking e la presenza di ansia e depressione. Inoltre è emerso da queste ricerche che “fare tutto contemporaneamente” causa una secrezione dopaminergica, che funziona da “dose”;  il suo effetto è perciò breve e crea dipendenza.

Detto questo, proviamo a pensare al peso di questa influenza sullo sviluppo psicologico e sociale di un soggetto giovane.

Ogni giorno, a scuola, un adolescente abituato a questa spasmodica stimolazione è costretto a stare seduto ad ascoltare e ad apprendere senza uno schermo davanti.

Io credo che lo sforzo che fanno gli adolescenti per stare in classe sia molto diverso rispetto a quello che dovevamo fare noi adulti nati prima della tecnologia. Non penso per questo penso che sia sbagliato, perché consente per  50 minuti di disconnettersi dal mondo.

Per una volta il sistema scolastico italiano può definirsi più sicuro rispetto a quello dei paesi nordici. In Olanda ad esempio, c’è stato un netto passaggio dalla carta stampata agli schermi tecnologici e la dipendenza degli alunni dal tablet è cresciuta a dismisura.


05 Mag 2019

Adolescenti / Famiglia

L’adolescenza e il ritiro sociale: gli Hikikomori

Per Hikikomori, termine giapponese che significa “evaporati” intendiamo adolescenti e giovani adulti che decidono spontaneamente di isolarsi dalla società, abbandonando ogni contesto sociale scolastico  e lavorativo.

Questo fenomeno, sempre più in crescita anche in Italia, riguarda in prevalenza i maschi.

LE IMPRESSIONI DEGLI ESPERTI

Durante il convegno IN.CON.TRA sugli adolescenti a Verona, è intervenuto il Dott. Lancini, presidente dell’associazione Minotauro (osservatorio privilegiato dei cambiamenti socio-psicologici dell’adolescente).

Il collega ha definito il fenomeno Hikikomori come esattamente opposto al Dca femminile. Ciò mi ha riportata al concetto di famiglia “anoressica”, così descritta nel Libro sempre attuale di Minuchin, “Famiglie psicosomatiche”. Questo tipo di famiglia  è composta da una madre che tende alla simbiosi e un padre più satellite. Per questo motivo mi è apparsa molto simile a quella dell’adolescente che si ritira dal mondo.

Infine, ho pensato al carattere ossessivo e dipendente tipico di entrambi i casi.

COME “NASCE” UN HIKIKOMORI

L’adolescente ritirato è intelligente e non dà segnali di disagio visibili all’occhio materno, fino a quando un fattore precipitante, specie in seconda o in terza media, gli restituirà un’immagine di inadeguatezza. Egli è cresciuto nella certezza che sarebbe stato da grande efficiente e speciale. Purtroppo però, non avendo fatto esperienza del fallimento è dotato di un Sè fragile. Quando il figlio si oppone a qualsiasi attività al di fuori della propria stanza o del proprio domicilio,  la madre inizia a provare un’angoscia di morte talmente profonda da portarla ad agire il più presto possibile una risocializzazione. Ella cercherà quindi di richiamare i vecchi amici per indurli ad andarlo a trovare. Ma quel figlio non è più connesso con loro quanto piuttosto con gli amici virtuali che potrà aver trovato nelle web community, piuttosto che negli online games. La scelta migliore su cui dobbiamo paradossalmente puntare per un ritorno alla socialità è proprio questa. Cercando di favorire un passaggio da virtuale a reale di queste conoscenze.

COME INTERVENIRE

Il lavoro con l’adolescente ritirato necessita di uno spazio familiare che permetta di riconoscere e leggere i codici affettivi familiari e di poterli modificare in parte per favorire la guarigione del figlio. Questo può avvenire se necessariamente i genitori mettono da parte i propri ideali individuali e si coinvolgono nella terapia.

05 Mag 2019

Adolescenti / Famiglia

Disagio derivato dal proprio orientamento sessuale

https://it.wikipedia.org/wiki/Omosessualit%C3%A0In questi ultimi 20 anni l’omosessualità e la bisessualità hanno beneficiato di uno sdoganamento culturale che però non ha coinciso con una completa apertura mentale da parte della famiglia. Tuttora in studio ricevo adolescenti e giovani adulti molto in difficoltà per via della mancanza di accettazione da parte dei genitori.

CHE COSA È CAMBIATO NEGLI ULTIMI 15 ANNI

Dal mio osservatorio privilegiato all’interno della scuola ho assistito alla presa di coscienza delle ragazze lesbiche e alla formazione di gruppi molto popolari.  Questo fenomeno ha portato col tempo a normalizzare l’identità omosessuale fra le ragazze etero. L’omosessualita al maschile invece è restata più silenziosa, ma certamente più aperta agli amici stretti rispetto al secolo scorso, quando le insinuazioni erano molto più numerose delle rivelazioni.

COMPLICANZE DEL COMING OUT

Il coming out in famiglia è un passaggio comunque delicato.

Il sui fallimenti può essere determinato da:

  • paura del genitore che il figlio venga per tutta la vita discriminato come omosessuale.
  • non accettazione  della sessualità del figlio e quindi il figlio stesso.

Questo ultimo caso è davvero molto drammatico e può determinare una distanza insanabile. Il disconoscimento accade quando l’investimento sul figlio ha avuto a che fare con un bisogno del genitore di colmare i propri vuoti.

Quando il figlio che si ha davanti non coincide più con l’immagine di lui  si può restare sopraffatti dallo smarrimento e dall’angoscia. In questo caso il genitore ha reazioni scomposte, altalenando avvicinamenti chiarificatori a dichiarazioni rabbiose. Un comportamento alla lunga deleterio ma difficile da sradicare perché dettato dalla paura.

Un figlio che ha un genitore che rifiuta l’omosessualità si sente in colpa, sbagliato e allo stesso tempo tradito. Così oltre a dover gestire le delicate relazioni all’esterno della famiglia, bisogna processare il lutto dell’immagine del genitore che si aveva prima. Infine, piano piano, bisogna costruirne un’altra integrata di queste parti così spigolose.

L’AIUTO TERAPEUTICO

Il lavoro in terapia può avvenire con entrambe le parti.

Quando è un genitore a chiamare, lavoriamo assieme su cosa sottende alla propria delusione e allo stesso tempo sulle potenzialità della parola “omosessuale”.

Quando è un figlio a chiamare, oltre ad elaborare il lutto di cui sopra si valuta assieme quali possibilità oggettive ci sono di mettersi in relazione con il genitore. Nel caso il rifiuto sia definitivo è fondamentale in un secondo tempo tentare di recuperare ciò che di buono c’è stato. Quando è possibile questa parte va ad arricchire il patrimonio emotivo della persona.

15 Apr 2019

Adolescenti / Famiglia

Quando il padre è questo sconosciuto

Lavorando con gli adolescenti mi capita sempre più spesso di ricevere contatto e richiesta di presa in carico del figlio da parte delle sole madri. In questo caso particolare l’assetto famigliare principale è composto da madre, compagno e figli. Genitori e adolescenti

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