Per dipendenza affettiva non intendo quel bisogno naturale di accudimento reciproco fra i partner o fra genitore e figlio, ma l’eccesso di emozioni negative scatenate quando questo non avviene.

Mi spiego meglio. Proviamo a immaginare di fronte alla parola “abbandono” una retta: da una parte abbiamo l’assoluto menefreghismo, al centro abbiamo meccanismi di autoriparazione e pensieri volti al recupero di un’immagine buona di chi è assente e dall’altra parte abbiamo sentimenti di disperazione e di inadeguatezza e blocco delle attività. Quando ci si posiziona in questo ultimo estremo, al ritorno dell’oggetto d’amore la persona metterà in atto un’incessante richiesta di conferma: “Mi ami ancora?”.

Non esiste età per soffrire di una dipendenza emotiva. Si parla di vero e proprio Disturbo di Personalità dipendente quando un individuo adulto sente come impellente il bisogno di cure, protezione e conferma di sé da parte dell’altro.

Specularmente l’immagine che si ha di se stessi è piccola e impotente e possono emergere queste caratteristiche:

  • difficoltà a prendere autonomamente decisioni nel quotidiano
  • difficoltà ad assumersi responsabilità
  • paura ad essere in disaccordo con gli altri
  • difficoltà a iniziare autonomamente progetti
  • lasciare che gli altri s’impongano su noi stessi
  • soffrire la solitudine

 

Insomma la vita si vive male, in preda ad angosce quotidiane, proprio perché caratterizzata dall’”imprevedibile”. Inoltre spesso chi è dipendente va alla ricerca di un compagno ritenuto abbastanza forte da mantenere il livello di protezione sperato, il che purtroppo a volte va a coincidere con partner aggressivi, autocentranti, o peggio narcisisti e violenti.

Da dove origina la dipendenza?

Sembra ci sia un’alta correlazione fra i comportamenti dipendenti sviluppati a 7/8 anni e quello in età adulta e si pensa che una famiglia caratterizzata dal controllo e che emette messaggi negativi nei confronti dell’autonomia sia la base per sviluppare un disturbo di Personalità dipendente da grande.

La cura principale è la psicoterapia, un luogo in questo caso atto a sperimentare con molta calma il pensiero autonomo, prima in studio col terapeuta e poi nel mondo.

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