Ciò che descriverò ora non si applica a tutte le famiglie che vedo, perché ogni famiglia e ogni adolescente ha la sua storia.

Quello di cui sto per parlare è generalizzato, ma nasce da una profonda riflessione fatta assieme ai miei colleghi durante le supervisioni e dai fatti di cronaca che imperversano sempre più sulle testate giornalistiche.

In questi ultimi 40 anni la famiglia ha sperimentato livelli di fragilità sempre più profondi, determinati anche dal fatto che se prima i ruoli erano ben definiti dalla società e dai grandi eventi, successivamente, in un clima di possibilismo, la bussola si è persa e con essa anche il senso di identità individuale e famigliare. Certo un tempo i ruoli erano troppo rigidi e lasciavano ben poco spazio alla creatività personale che spesso si esauriva al di fuori della famiglia, però fornivano una serie di comportamenti e rituali sui quali si potevano strutturare le personalità dei figli. Oggi questo accade poco, inoltre spesso c’è un eccesso di immedesimazione emotiva da parte del genitore e viene a mancare la distanza sana fra genitore e figlio. Durante l’infanzia si sviluppa un eccessivo allarme per tutti i normali conflitti che il figlio vive con i pari o con gli insegnanti. Perciò il carattere viene determinato più in base alla pressione esterna alla famiglia che a quella interna. Viene a mancare il conflitto funzionale, cioè quella sana discussione fra genitori e figli, che termina con una costruzione oppure in un’esplosione.

Prendiamo il primo caso, la mancanza di conflitto sano. Possiamo immaginare una sorta di colla che appiccica tutti i membri della famiglia e che trattiene qualsiasi movimento. In apparenza va tutto bene, in sostanza nessuno dichiara apertamente quello che pensa, le regole non servono perché tanto bene o male non si oltre passerebbero mai o al contrario si trasgredirebbero sempre.

Questo purtroppo al di fuori della famiglia porta a grandissime difficoltà di tolleranza di tutte quelle situazioni di confronto non solo coi pari, ma anche con gli insegnanti e tutte le figure di riferimento adulte. Purtroppo a volte il disagio viene letto in chiave allarmistica e la famiglia si pone in difensiva, trasmettendo al figlio che il problema sia più grande di lui.

Prendiamo adesso in considerazione il secondo fenomeno: l’esplosione emotiva.

L’esplosione emotiva è una reazione spropositata di fronte a una discussione in cui non si riesce a controllare la rabbia, si manifesta con urla, agitazione motoria ma anche col pianto, come spesso avviene con le femmine. Per capire come funziona dobbiamo pensare al cervello dell’adolescente e alla sua corteccia prefrontale ancora immatura. Questa particolare regione è deputata alla valutazione delle azioni a lungo termine e quindi responsabile del pensiero che noi mettiamo fra l’impulso e l’azione. Dobbiamo anche sapere che sebbene di per sé l’esplosione emotiva sia poco funzionale, essa è anche una forma di comunicazione in adolescenza e avviene prevalentemente dentro la famiglia. Al suo termine lascia strascichi emotivi negativi, ma in verità è proprio ciò che ruota attorno ad essa che determina il suo potenziale distruttivo.

Pensando a esso mi viene sempre in mente una mia amica assistente sociale che durante un colloquio a tutto volume con un utente particolarmente agitato iniziò a rispondere con un tono sempre più basso, fino a quando per forza il suo interlocutore dovette abbassare la voce per sentirla. Questo esempio è furbo, anche se ovviamente alla lunga poco replicabile, ma trovo che sia il suo principio ad essere molto prezioso: ad ogni situazione possiamo reagire in mille modi diversi.

In psicoterapia ritengo perciò importante capire cosa succede prima e dopo l’esplosione. Ad esempio prima dell’esplosione: la famiglia ha consentito ad altre forme di comunicazione? I genitori assumono un atteggiamento calmo oppure loro per primi utilizzano l’esplosione emotiva per comunicare?

Ad esempio dopo l’esplosione: c’è possibilità di riparlare di quanto avvenuto? I familiari sono intervenuti reprimendo il comportamento sul momento o successivamente? La famiglia tende a identificare il figlio con le sue esplosioni (ad es: sei fatto così non c’è niente da fare)?

Tutte queste domande e molte altre sono fondamentali per capire quale solco traccerà l’esplosione nell’andamento familiare.

Bisogna capire cosa fa la famiglia dell’esplosione emotiva, cioè quale cornice gli darà per chiedersi se essa sarà la migliore che avrebbe potuto dargli.

Ricordiamoci sempre che un brutto quadro con una signora cornice può diventare un oggetto di valore.

Sintetizzare qui le ragioni sottostanti alle esplosioni emotive è impossibile, ma ci tengo a riportare a grandi linee quali sono le massime perturbazioni incontrate da un adolescente di oggi e le sue conseguenze.

  • Mancanza di conflitto sano prima in casa e poi fuori, con i pari.
  • Mancanza dei ruoli definiti all’interno della famiglia e perdita del riconoscimento dei ruoli degli adulti al di fuori di essa: ciò a sua volta causa serie difficoltà di rapporto con i professori, allenatori e adulti in generale.
  • Cattiva gestione delle separazioni e dei divorzi, con accuse reciproche e ghosting da parte del genitore che se ne va.
  • Bullismo e cyber bullismo.
  • Incapacità di tollerare le frustrazioni esterne, riversamento sui genitori della rabbia conseguente.
  • Mercificazione della sessualità, come moneta di scambio sociale.
  • Super investimento nell’immagine di sé.
  • Disprezzo dell’immagine di sé a causa del fallimento nel confronto con le icone social.
  • Uso del corpo per esprimere emozioni tramite:
    • Autolesionismo
    • Anoressia
    • Vigoressia (eccessiva preoccupazione del proprio vigore fisico).
    • Tatuaggi e piercing praticati compulsivamente.
  • Depressione reattiva da:
    • esperienze fallimentari coi pari e con la scuola non elaborate;
    • mancanza di piacere verso la vita in quanto mai conquistata perché essendo tutto concesso dalla famiglia da sempre, perde di valore;
    • conflitto disfunzionale fra i genitori e fra essi e i figli.
  • Utilizzo di sostanze psicoattive, come moneta sociale, ma anche come sedativo emotivo all’ansia di affrontare il mondo, con la fregatura che a lungo termine oltre a provocare cali nella prestazione della memoria, può portare a ridurre drasticamente la produzione della serotonina, per cui :
    • Depressione
    • Irritazione e rabbia
    • Disturbi del sonno ecc..

Certo l’adolescente di oggi non nasce fortunato, però c’è un gran margine di lavoro per poterlo aiutare a diventare un adulto più forte. Un percorso articolato che deve avere uno spazio dedicato alla famiglia, per aiutarli a ristabilire una routine sana, dove i ruoli tornino a caposaldo delle interazioni, ma soprattutto venga riconosciuto il principio di autoregolazione, inteso come una sorta di equipaggiamento di “sopravvivenza psicologica” che ogni essere umano ha in dotazione e che consente di elaborare autonomamente le esperienze e ad apprendere da esse.

Questo principio è anche il fondante della psicoterapia con l’adolescente, che è prima di tutto una persona.

La presa in carico dell’adolescente comporta la comunicazione con i genitori con sedute una tantum, ma in caso di gravità dei sintomi è necessaria una presa in carico della coppia da parte di un collega in collaborazione, per un percorso più a carattere psico-educativo che accompagni la famiglia nel cambiamento del figlio.

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