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Il disturbo disforico premestruale

 

Il disturbo disforico premestruale fino a poco tempo fa era considerato una sorta di leggenda metropolitana, sostenuta dal fatto che i primi studi riportavano percentuali significative bassissime fra le donne, forse per la scarsa divulgazione della diagnosi, oppure per la tendenza tutta al femminile a normalizzare la sofferenza come inevitabile fenomeno del ciclo di vita. 
Nella penultima edizione del Diagnostic Statistic Manual V questo disturbo è enumerato fra i disturbi depressivi, il che ci dice molto dell’incidenza del Disturbo Disforico Premestruale o DDPM nella qualità della vita delle donne.

Ma vediamo da vicino di cosa si tratta.

Per DPPM intendo una costellazione di sintomi presenti nel periodo precedente l’inizio del ciclo come ad esempio:

  • Depressione
  • Irritabilità
  • Rabbia
  • Labilità affettiva
  • Ritenzione idrica
  • Dolore muscolare
  • Difficoltà di concentrazione
  • Variazione dell’appetito e del sonno
  • Diminuzione degli interessi
  • Letargia
  •  

Almeno 5 di questi devono essere presenti e non deve mancare uno o più dei sintomi umorali.

Nella mia esperienza, l’80% circa delle pazienti con depressione portavano un aggravamento dei sintomi in fase premestruale, ma solo 2 pazienti su 10 nonostante sapessero di cosa si trattasse erano consapevoli di soffrirne.

Il disturbo disforico premestruale può attenuarsi molto, e in alcuni casi scomparire, tramite la psicoterapia grazie a diversi strumenti messi a punto nel tempo:

  • Psico-educazione sul DDPM (cos’è, come funziona, quali integratori utili)
  • Monitoraggio sui cicli mestruali
  • Monitoraggio e rielaborazione dei pensieri disfunzionali
  • Presentazione del modello cognitivo su come funziona l’ansia e la depressione in DPPS
  • Collaborazione col ginecologo di riferimento

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