Questo disturbo della nutrizione e dell’alimentazione ha alcune similitudini con l’anoressia ma anche profonde differenze rispetto la percezione di sé e del proprio sintomo.

Partiamo dagli aspetti in comune con l’anoressia:

  • La paura di ingrassare
  • L’immagine corporea deformata
  • L’autostima oscillante in base al peso

 

Inoltre, secondo il DSM V, la bulimia è caratterizzata da:

  • Ricorrenti abbuffate almeno 1 volta alla settimana per 3 mesi.
  • Sensazione di perdita di controllo durante le abbuffate.
  • Strategie compensatorie dopo le abbuffate:
    • Vomito
    • Lassativi
    • Diuretici
    • Esercizio fisico convulso

 

Gli eventi scatenanti

Solitamente questo disturbo inizia in tarda infanzia o adolescenza e può essere scatenato anche da un evento stressante a volte talmente grave da poter essere definito trauma:

  • Problematiche famigliari
  • Difficoltà relazionali
  • Difficoltà scolastiche
  • Bullismo
  • Violenze fisiche o sessuali
  • Abusi sessuali
  • Lutti gravi

 

Per il resto sul piano psicologico ciò che caratterizza la bulimia e la distingue dall’anoressia è il caos emotivo e il senso di vergogna a causa della propria immagine e dell’uso delle suddette “strategie compensatorie” all’alimentazione.

Inoltre la bulimia al contrario dell’anoressia è invisibile.

Chi ne soffre difficilmente è sottopeso e quando lo raggiunge non arriva quasi mai a cali preoccupanti. Tutto avviene di nascosto. A volte l’abbuffata è organizzata, altre volte no. Il resto avviene per lo più in una stanza chiusa a chiave. Ci sono casi in cui i genitori o il partner non lo scopriranno mai. Io stessa in alcuni casi sono venuto a saperlo dopo molto tempo in terapia.

Non è facile confessarlo.

Ci vuole coraggio, tanto coraggio, per dire all’altro che la persona che ha davanti è solo un involucro di qualcosa di più molle, indefinito e poco domabile. Si dà per certo che là fuori nessuno lo accetterà.

Eppure aprirsi è un passo essenziale per guarire.

Successivamente in terapia si fa squadra per arginare la pulsione, combattere la dipendenza dal vomito e infine a regolare le emozioni.

Questo passaggio è fondamentale, perché l’abbuffata funziona come un salva vita emozionale di fronte a un sovraccarico emotivo. L’aumento della serotonina a causa dell’apporto dei carboidrati assieme alle endorfine dovute al vomito porta a una sorta di ripristino emotivo che parte da uno stato di relax molto simile a quello successivo a una sessione di jogging.

Possiamo parlare quindi di una dipendenza dal vomito, motivo per il quale bisognerebbe sentirsi molto orgogliosi di sé per tutto quello che si mette in atto allo scopo di sconfiggerla, ma ciò non sempre avviene a causa dei vissuti fallimentari nei confronti del corpo e del peso.

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