Questo nome così complicato identifica l’irrefrenabile bisogno di strapparsi capelli o sopracciglia. Fortunatamente accade di rado che le due tipologie siano assieme, poiché spesso la parte del corpo colpita viene deturpata a causa di estirpazioni metodiche e ricorrenti.

Questo disturbo funziona su due binari: da una parte c’è lo “strappamento” premeditato con una sensazione di piacere che non è legata solo al dolore della pelle, ma anche al tenere in mano e/o manipolare il pelo (in certi casi fino a mangiarlo), dall’altra c’è il gesto automatico, ad esempio nei momenti in cui si deve prestare attenzione all’altro (come a scuola) o si è concentrati nei propri pensieri. Il risultato a lungo termine di quest’operazione è il graduale sfoltimento dei capelli con la comparsa di aree più danneggiate con alopecia e nel caso delle sopracciglia a un certo punto non ricrescono più. Il DSM V (manuale di riferimento psichiatrico americano) lo inserisce fra i disturbi ossessivo-compulsivi, proprio per l’incapacità di stoppare questo comportamento. Spesso chi ne soffre può soffrire anche di depressione, ansia e/o disturbi alimentari. In generale, egli è comunque pervaso da un senso di vergogna per il suo comportamento, ed essendo questo disturbo con esordio infantile o adolescenziale, questo può significare una marcata tendenza all’isolamento sociale, e nei casi più gravi una maggiore esposizione al bullismo.

Quando in studio arriva un adolescente o un adulto con un problema di alopecia, la prima cosa che penso è che il bagaglio che si porta dietro sia pesantissimo. La persona che mi trovo davanti avrà certamente fatto più e più volte esperienza della frustrazione e della non accettazione, perciò probabilmente si sarà adattata ad essa, prendendo misure cautelari come ad esempio impercettibili distanze con l’altro atte a mantenere in superficie la relazione e nello stesso momento anche il controllo di quello che accade.

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