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Disturbi alimentari e EMDR

Se c’è una cosa che ho imparato usando l’EMDR, è che è come il prezzemolo, se c’è una buona responsività da parte del paziente, sta bene dappertutto nel percorso terapeutico. Negli anni ‘80 era un detto molto usato e curiosamente è proprio in questo decennio che Francine Shapiro scopre che il movimento oculare riesce a curare i traumi. So che sembra molto riduttiva come introduzione, ma voglio partire dal semplice, per spiegarvi perché l’EMDR FUNZIONA ANCHE CON I DISTURBI ALIMENTARI.

Partiamo da questo primo concetto: l’EMDR è una tecnica di elaborazione cerebrale profonda e potente.

Come funziona l’emdr in sintesi? Partendo dal fatto che la maggior parte di nostri ricordi a sfondo emotivo è depositata nel cervello destro, e che spesso non c’è molto collegamento fra questo e il cervello sinistro (che invece è pragmatico), ecco spiegato il perché tendiamo a rispondere nei momenti di stress, sempre in maniera emotiva e ripetitiva: Ci diciamo le stesse cose e questo non fa che rinforzare un circuito che di per sé è già abbastanza chiuso.


L’EMDR RIPRISTINA IL COLLEGAMENTO


Grazie a sessioni strutturate in cui si rientra celermente nelle situazioni dolorose e propriamente traumatiche, la persona, in maniera molto veloce, attraversa il ricordo ed il disturbo legato ad esso ed inizia a provare pensieri, sensazioni ed emozioni nuove. Questo avviene anche con persone che soffrono di anoressia, bulimia e obesità, perché anche i disturbi alimentari, che spesso sembrano non rispondere a nessun ragionamento e non rientrano di fronte a nessuna logica, nemmeno quella della morte, hanno avuto dei fattori scatenanti e dei fattori precipitanti.

IN TERAPIA con L’EMDR nei disturbi alimentari affrontiamo passato presente e futuro.

PRESENTE
Spesso esistono convinzioni radicate nella persona che con l’avvento del Disturbo alimentare si sono trasformate in vere e proprie catene d’acciaio.
Così come insegna il secondo livello di formazione in EMDR, ma anche l’Ego State Therapy, dobbiamo iniziare a dialogare con le parti, anche con quelle che sono cocciutissime Rotthermeyer (che non è una porzione di cervello nominata come qualche collega più anziano e barbuto, ma è proprio l’irreprensibile tutrice di Heidi, o almeno io me le immagino così). Ecco. Queste parti, IPERCRITICHE e DUBBIOSE, attraverso il dialogo rinforzato da sessioni di lateralizzazione (che fanno sempre bene per amplificare l’esperienza quando col paziente abbiamo fatto un buon lavoro), un po’ alla volta iniziano a trattare.
Non cedono, ma trattano. Se pensiamo quanto sia importante l’illusione del controllo nei disturbi alimentari, potete comprendere quanto sia più utile lavorare sulla mediazione piuttosto che sulla guerra

PASSATO
Partiamo dai ricordi dei fattori scatenanti, precipitanti.
Shapiro li avrebbe definiti traumi con la t minuscola, cioè traumi relazionali in apparenza non così gravi, che però nel tempo hanno scavato solchi nella psiche come la goccia d’acqua nella roccia.
In TERAPIA, con L’EMDR affrontiamo i ricordi dei fattori scatenanti, precipitanti e non solo.

FUTURO
Quando hai a che fare con i disturbi alimentari, devi tenere da conto che a fare frizione non è solo la parte mista critico-dubbiosa che la persona sente parlare ma anche le fantasie disastrose relative al futuro durante il percorso di guarigione.
Queste fantasie riguardano in primis un corpo che non ci piacerà perché avrà ripreso dei chili e tutto quello che concerne portarlo a spasso in mezzo agli altri. In questo caso l’EMDR lavora sulle scene future in cui la persona potrà trovarsi in difficoltà, affinché proiettandosi al futuro l’ansia possa scendere e diventare meno fastidiosa durante i progressi.

Ma bastano queste tecniche per garantire il successo terapeutico nel trattamento dei disturbi alimentari?


Certo che no. Una psicoterapia è per prima cosa un incontro di anime. Se non avviene, se non si crea una buona alleanza terapeutica fra terapeuta e paziente, puoi avere e proporre tutti gli strumenti innovativi di questa terra ma non funzionerà.
Primo perché l’EMDR (che spero in questo articolo di aver introdotto semplicemente) non è proprio semplice da attuare col paziente. Essendo una tecnica basata su un doppio focus di attenzione, il paziente deve avere buona fiducia nel terapeuta e di rimando in se stesso per riuscire a stare nella pratica.


Secondo perché la relazione e l’esperienza che si fa in questa, che è riparativa rispetto a tutte le altre fa da collante a tutti momenti in cui si lavorerà con queste tecniche che sono focalizzate sul corpo.

Terzo, perché ci sono persone che amano la terapia dialettica classica ed è giusto andare incontro alla preferenza delle persone… Perché ogni persona è unica.

Disturbi alimentari e lock down

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Dottoressa Francesca Savarino

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savarino.francesca@libero.it

COME FUNZIONA LA TERAPIA EMDR NELLA CURA DI ANORESSIA, BULIMIA E OBESITÀ.

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Disturbi alimentari e lock down

Sappiamo tutti quanto sia stato pesante il periodo speriamo appena passato caratterizzato dal Covid 19. Sappiamo quanto sia stato devastante sul piano delle perdite, purtroppo però ancora non si sa quanto lo sia stato sul piano psicologico.

Stato dell’arte di un problema nel problema

Non c’è stato un monitoraggio completo in Italia, ma esistono un sacco di ricerche all’estero che riportano un aumento di sintomi psicologici a volte fino a più 60% specie se si tratta di depressione.

La Società Italiana per lo Studio dei Disturbi del Comportamento Alimentare stima un aumento dei disturbi alimentari del 40% di nuovi casi, la cui maggioranza ovviamente sarà rappresentata dagli adolescenti.

Comportamenti come improvvisi digiuni o limitazioni dei pasti, abbuffate, vomito, sono spesso purtroppo associati ad autolesionismo. Quest’ultimo è ritornato purtroppo, prepotentemente in auge durante i periodi di isolamento dal mondo, sia fra gli adolescenti, sia fra i giovani adulti.

Esordio dei disturbi alimentari: È assolutamente necessario fare un distinguo.

Voglio provare a semplificare cosa ho osservato in questi due anni. Per prima cosa vi devo dire che non necessariamente il disturbo alimentare ha colpito chi già era predisposto per questo sintomo.

La partenza è stata uguale per tutti: isolamento e assenza di stimolazioni sociali non mediata + immobilità e variazione nell’alimentazione.

La partenza e l’impotenza

Sia per quanto riguarda l’adolescente che l’adulto, spesso la prima parte del lock down ha coinciso con un cambio corporeo, non solo per quanto riguarda il peso ma anche per LA FORMA FISICA. Questo ha portato ha un adattamento psicologico tramite strategie compensatorie: equilibrate, oppure come nell’esordio anoressico, purtroppo NO.

E questa è la versione “facile”.

Si fa per dire perché comunque con lo “scivolamento in anoressia” esiste una sorta di meccanismo autoinstallante che fa sì che a predominare siano solo i pensieri sul cibo.

Poi c”è quella difficile, quando la persona che si avventura nella bolla di isolamento ha già di suo problemi di regolazione emotiva. Male, perché è in quella dannata bolla che scoprirà di potersi perdere ancora più facilmente ed essere preda di tempeste emotive. Il sintomo alimentare sarà per lei la soluzione temporanea, perché tramite digiuno, abbuffata o vomito (o in taluni casi con l’autolesionismo)  avrà l’illusione di tornare a stare meglio.

Psicoterapia con i disturbi alimentari nati in lock down

Sia nel primo che nel secondo caso è necessario un percorso di psicoterapia che usi  psicoeducazione, faccia leva sulle risorse della persona e offra tutte gli strumenti possibili per contrastare il comportamento, inoltre grazie all’emdr si può lavorare sia sull’immagine corporea per aumentare l’integrazione con l’immagine di sè sia per abbassare la pulsione alle abbuffate.

Dismorfofobia: il disturbo dell’immagine corporea

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Didattica a distanza (DAD) e ritiro sociale

È lunedì e nel mio studio di psicoterapia per gli adolescenti, hanno appena suonato.

Per tanto accolgo lei alla porta, che mi oltrepassa senza guardarmi e si siede poggiando la testa sulla scrivania. Ha 17 anni ed è già arresa alla vita. Non posso immaginare che cosa le sia capitato, posso fargli solo capire che è evidente per me che la sua giornata è stata terribile.

“Siamo tornati in presenza” mi dice con un filo di voce.

Io correggo la mia espressione immediatamente. Stavo per sorridere a questa notizia è non è giusto, perché lei sta soffrendo. “Ma non è la stessa didattica in presenza che sognava un mese fa? Cosa caspita sta succedendo?” Mi chiedo.

Cerco di capire meglio l’origine di quella disperazione e mi viene in mente il film “le ali della libertà”, dove un ergastolano in attesa della libertà condizionata farà di tutto per restare in carcere. Quelle quattro pareti, quei 12 metri rappresentavano l’unica casa che quell’uomo conoscesse, l’unico confort.

Un principio basilare in psicoterapia, così come nella vita determina che più metti in opera una cosa è più continuerai a metterla in opera. Succede per la sete, succede per la fame, succede per il sesso, succede per ogni tipo di dipendenza e succede anche per il ritiro sociale.

Oggi, a più di un anno di distanza dall’inizio della pandemia siamo passati dall’alienazione nei confronti del apprendimento online all’ansia d’inserimento in classe: Quando si dice il danno e la beffa.

Il primo giorno, dopo mesi in cui l’esposizione del proprio corpo era stata cancellata dalla didattica a distanza poteva essere un giorno felice sulla carta e invece si è rivelato una ennesima prova da sostenere. Ma quel nuovo inizio è stata una vera fustigata all’amor proprio.

Eppure è sano tornare a scuola, lo so per certo.

Passa, mi dico e le dico, “ti abituerai.”.

“No, non mi abituerò. Dopodomani tornerò a studiare da casa, perché siamo al 50 per cento delle presenze.” Ha ragione lei, come può abituarsi se non crea un abitudine. Ci vorrà il doppio del tempo, praticamente ci arriverà quando dovrà di nuovo abbandonare i banchi di scuola, alla fine dell’anno. Nel frattempo cucirò e riparerò gli strappi a cui andrà soggetta la sua autostima sapendo che ad ogni rattoppo ci sarà un altro sbrago con l’incrollabile speranza che sia appena un po’ più piccolo.

Questa non è la storia di una mia paziente, è un insieme di storie così simili da incastrarsi perfettamente in una sorta di puzzle dove per adesso, manca sempre l’ultimo pezzo.

Il Lockdown ha letteralmente rovesciato la scatola fuori dalla finestra e adesso siamo qui io e lei, io e loro, stesi sul pavimento a cercare, nell’incrollabile speranza che quel pezzo non se ne sia volato fuori.

È dell’adolescenza friabile, al limite della rottura che parlo, quella che si rivolge a me perché in preda ad attacchi di panico, a un corpo rifiutatato, a rituali ossessivi, alla depressione.

Io che sono adulta so che arriveranno tempi migliori, perché ho visto in televisione Chernobyl, la caduta del muro di Berlino, la guerra in Kossovo, il terremoto in Irpinia, in Abruzzo e ho sentito con le mie gambe quello Emiliano.

So che l’uomo ha questa meravigliosa capacità di ricostruzione e, a differenza dell’adolescente che vi ho descritto, che per età non riesce a farlo, io non concepisco i miei anni come tutta la mia vita.

So, che fra 20 anni questo sarà solo un pugno di anni disgraziato, che grazie al nostro innato ottimismo mnestico e ai percorsi di psicoterapia, diluirà la sua portata negativa nel tempo, ma oggi siamo ancora tutti stretti in questo pugno.

Ma oggi, se solo potessi mi farei trasparente per accompagnarli di fronte al portone della scuola, per sostenere i loro sguardi, per abbracciarli in mezzo alla folla.

Problemi adolescenziali

Hikikomori: adolescenti in ritiro sociale.

Genitori e adolescenti

La ferita del bullismo e la sua cura.