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EMDR sul Disturbo Ossessivo

EMDR sul Disturbo ossessivo

Chi porta in terapia il  disturbo ossessivo compulsivo, come unica causa dei suoi mali, solitamente rivela grande lucidità, buon senso e spirito analitico, ed è proprio grazie a queste qualità che nonostante tutto ha chiede aiuto e si dà speranza per migliorare la sua vita. Chi soffre di questo problema ha un animo sensibile e acutamente osservatore che va apertamente in contrasto con i sintomi del disturbo che vengono percepiti come bizzarrie di cui ci si vuole liberare. Questo permette sul piano pratico, ad inizio terapia, di costruire un’alleanza forte. Il dubbio di essere capaci a cambiare è tutto su di sé e non sul terapeuta. Ed è un dubbio sovrastante, che non permette proroghe, né lascia scampo.
Come sappiamo il disturbo ossessivo compulsivo dispone di tre varianti: disturbo del pensiero siero (ossessivo), disturbo del comportamento (compulsivo) o entrambi i disturbi assieme.

Come funziona la mente con il Disturbo Ossessivo compulsivo

La caratteristica principale è la pervasività del disturbo sulla qualità della vita. La persona deve fare quel pensiero o deve agire quel comportamento altrimenti capiterà qualcosa di grave. Le aree di gravità sono disparate ma tutte unite dal seguente concetto: “la responsabilità è tua è solo tua”.
Se non cambio pensiero subito vuole dire che sono omicida o pedofilo.
Se non faccio una ripetuta di lavaggi secondo un determinato ordine allora resterò sporco e/o contagioso.
Se non controllo il gas 10 volte salterà la casa per colpa mia.
Se non salto su 10 mattonelle i miei genitori moriranno.

Capite che per sostenere questi dilemmi, o sei dotato di un incredibile forza psicologica, oppure soccombi.
È proprio questa forza che in terapia diventa la maggior alleata.

Ma quali sono le cause del disturbo ossessivo compulsivo?


Per molto tempo si è pensato che l’OCD, cioè il Disturbo Ossessivo Compulsivo avesse solo una causa genetica: studi sui gemelli hanno trovato una correlazione che varia dal 30 al 60 per cento e far familiari di primo grado la percentuale di probabilità si alza al 23%. Recentemente la New York University ha pubblicato uno studio che dimostra come in soggetti affetti da OCD. ci fosse un iperattività nel nucleo caudato del cervello durante la scelta nel Trial. Questa regione cerebrale è in grado di valutare se uno stimolo è positivo o negativo per il soggetto è imbase a questo invia o meno l’impulso. Questo starebbe alla base della difficoltà di scelta, tipica di chi soffre di OCD.
Quindi potrebbe trattarsi di un disfunzionamento congenito.
Questo spiegherebbe la facilità con cui chi ne soffre riesce a prenderne le distanze ed il vantaggio in terapia che ne deriva: se le persone imparano a riconoscere e distanziarsi dalle parti di sè che agiscono in maniera disfunzionale iniziano a sentirsi capaci di gestirle.
EMDR e disturbo ossessivo

Come agisce la terapia con EMDR SUL DISTURBO COMPULSIVO?

Naturalmente la prima fase della terapia EMDR (ma anche degli altri approcci che seguo, come DBR, EGO STATE THERAPY e SENSORY MOTOR) vuole un rinforzo dell’IO, lavorando sulla persona per costruire una base sicura di tranquillità. In questo senso si lavora sulla storia della persona i punti importanti per la costruzione della sua identità. Questo lavoro comunque perdura per tutto il tempo di terapia e viene utilizzato ogni volta che il paziente fa un passetto in più nel contrastare LA PARTE DUBBIOSA. Quella parte di lei-lui che ostacola la scelta di responsabilità (es. adesso basta. Mi sono lavato bene. Chiudi il rubinetto) e che adesso possiamo sapere genera dal nucleo caudato. Ogni volta rinforziamo gli argini.

Poi si lavora sia sul passato, cioè sugli eventi scatenanti collegati alla PARTE DUBBIOSA , sia sul presente, abbassando l’attivazione ansiosa sulle scene Del disturbo ossessivo.
Inoltre utilizzo tecniche per la gestione dello Stress, come ad esempio, i 4 elementi di Elan Shapiro, che il paziente farà sue esercitandosi a casa.

CONCLUSIONI

La struttura dell’OCD è molto rigida, per tanto il cambiamento c’è ma non possiamo pensare che le parti disfunzionali possano autosopprimersi. Ma si può fare davvero tanto per tornare a sentirsi padroni della propria esistenza.

Lavorando in terapia con l’uso dell’Emdr sul disturbo ossessivo compulsivo la qualità della vita può migliorare moltissimo così come la frequenza delle ossessioni e delle compulsioni.

Psicologa a Ravenna Bologna

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Disturbi alimentari e EMDR

Se c’è una cosa che ho imparato usando l’EMDR, è che è come il prezzemolo, se c’è una buona responsività da parte del paziente, sta bene dappertutto nel percorso terapeutico. Negli anni ‘80 era un detto molto usato e curiosamente è proprio in questo decennio che Francine Shapiro scopre che il movimento oculare riesce a curare i traumi. So che sembra molto riduttiva come introduzione, ma voglio partire dal semplice, per spiegarvi perché l’EMDR FUNZIONA ANCHE CON I DISTURBI ALIMENTARI.

Partiamo da questo primo concetto: l’EMDR è una tecnica di elaborazione cerebrale profonda e potente.

Come funziona l’emdr in sintesi? Partendo dal fatto che la maggior parte di nostri ricordi a sfondo emotivo è depositata nel cervello destro, e che spesso non c’è molto collegamento fra questo e il cervello sinistro (che invece è pragmatico), ecco spiegato il perché tendiamo a rispondere nei momenti di stress, sempre in maniera emotiva e ripetitiva: Ci diciamo le stesse cose e questo non fa che rinforzare un circuito che di per sé è già abbastanza chiuso.


L’EMDR RIPRISTINA IL COLLEGAMENTO


Grazie a sessioni strutturate in cui si rientra celermente nelle situazioni dolorose e propriamente traumatiche, la persona, in maniera molto veloce, attraversa il ricordo ed il disturbo legato ad esso ed inizia a provare pensieri, sensazioni ed emozioni nuove. Questo avviene anche con persone che soffrono di anoressia, bulimia e obesità, perché anche i disturbi alimentari, che spesso sembrano non rispondere a nessun ragionamento e non rientrano di fronte a nessuna logica, nemmeno quella della morte, hanno avuto dei fattori scatenanti e dei fattori precipitanti.

IN TERAPIA con L’EMDR nei disturbi alimentari affrontiamo passato presente e futuro.

PRESENTE
Spesso esistono convinzioni radicate nella persona che con l’avvento del Disturbo alimentare si sono trasformate in vere e proprie catene d’acciaio.
Così come insegna il secondo livello di formazione in EMDR, ma anche l’Ego State Therapy, dobbiamo iniziare a dialogare con le parti, anche con quelle che sono cocciutissime Rotthermeyer (che non è una porzione di cervello nominata come qualche collega più anziano e barbuto, ma è proprio l’irreprensibile tutrice di Heidi, o almeno io me le immagino così). Ecco. Queste parti, IPERCRITICHE e DUBBIOSE, attraverso il dialogo rinforzato da sessioni di lateralizzazione (che fanno sempre bene per amplificare l’esperienza quando col paziente abbiamo fatto un buon lavoro), un po’ alla volta iniziano a trattare.
Non cedono, ma trattano. Se pensiamo quanto sia importante l’illusione del controllo nei disturbi alimentari, potete comprendere quanto sia più utile lavorare sulla mediazione piuttosto che sulla guerra

PASSATO
Partiamo dai ricordi dei fattori scatenanti, precipitanti.
Shapiro li avrebbe definiti traumi con la t minuscola, cioè traumi relazionali in apparenza non così gravi, che però nel tempo hanno scavato solchi nella psiche come la goccia d’acqua nella roccia.
In TERAPIA, con L’EMDR affrontiamo i ricordi dei fattori scatenanti, precipitanti e non solo.

FUTURO
Quando hai a che fare con i disturbi alimentari, devi tenere da conto che a fare frizione non è solo la parte mista critico-dubbiosa che la persona sente parlare ma anche le fantasie disastrose relative al futuro durante il percorso di guarigione.
Queste fantasie riguardano in primis un corpo che non ci piacerà perché avrà ripreso dei chili e tutto quello che concerne portarlo a spasso in mezzo agli altri. In questo caso l’EMDR lavora sulle scene future in cui la persona potrà trovarsi in difficoltà, affinché proiettandosi al futuro l’ansia possa scendere e diventare meno fastidiosa durante i progressi.

Ma bastano queste tecniche per garantire il successo terapeutico nel trattamento dei disturbi alimentari?


Certo che no. Una psicoterapia è per prima cosa un incontro di anime. Se non avviene, se non si crea una buona alleanza terapeutica fra terapeuta e paziente, puoi avere e proporre tutti gli strumenti innovativi di questa terra ma non funzionerà.
Primo perché l’EMDR (che spero in questo articolo di aver introdotto semplicemente) non è proprio semplice da attuare col paziente. Essendo una tecnica basata su un doppio focus di attenzione, il paziente deve avere buona fiducia nel terapeuta e di rimando in se stesso per riuscire a stare nella pratica.


Secondo perché la relazione e l’esperienza che si fa in questa, che è riparativa rispetto a tutte le altre fa da collante a tutti momenti in cui si lavorerà con queste tecniche che sono focalizzate sul corpo.

Terzo, perché ci sono persone che amano la terapia dialettica classica ed è giusto andare incontro alla preferenza delle persone… Perché ogni persona è unica.

Disturbi alimentari e lock down

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Dottoressa Francesca Savarino

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savarino.francesca@libero.it

COME FUNZIONA LA TERAPIA EMDR NELLA CURA DI ANORESSIA, BULIMIA E OBESITÀ.

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Disturbi alimentari e lock down

Sappiamo tutti quanto sia stato pesante il periodo speriamo appena passato caratterizzato dal Covid 19. Sappiamo quanto sia stato devastante sul piano delle perdite, purtroppo però ancora non si sa quanto lo sia stato sul piano psicologico.

Stato dell’arte di un problema nel problema

Non c’è stato un monitoraggio completo in Italia, ma esistono un sacco di ricerche all’estero che riportano un aumento di sintomi psicologici a volte fino a più 60% specie se si tratta di depressione.

La Società Italiana per lo Studio dei Disturbi del Comportamento Alimentare stima un aumento dei disturbi alimentari del 40% di nuovi casi, la cui maggioranza ovviamente sarà rappresentata dagli adolescenti.

Comportamenti come improvvisi digiuni o limitazioni dei pasti, abbuffate, vomito, sono spesso purtroppo associati ad autolesionismo. Quest’ultimo è ritornato purtroppo, prepotentemente in auge durante i periodi di isolamento dal mondo, sia fra gli adolescenti, sia fra i giovani adulti.

Esordio dei disturbi alimentari: È assolutamente necessario fare un distinguo.

Voglio provare a semplificare cosa ho osservato in questi due anni. Per prima cosa vi devo dire che non necessariamente il disturbo alimentare ha colpito chi già era predisposto per questo sintomo.

La partenza è stata uguale per tutti: isolamento e assenza di stimolazioni sociali non mediata + immobilità e variazione nell’alimentazione.

La partenza e l’impotenza

Sia per quanto riguarda l’adolescente che l’adulto, spesso la prima parte del lock down ha coinciso con un cambio corporeo, non solo per quanto riguarda il peso ma anche per LA FORMA FISICA. Questo ha portato ha un adattamento psicologico tramite strategie compensatorie: equilibrate, oppure come nell’esordio anoressico, purtroppo NO.

E questa è la versione “facile”.

Si fa per dire perché comunque con lo “scivolamento in anoressia” esiste una sorta di meccanismo autoinstallante che fa sì che a predominare siano solo i pensieri sul cibo.

Poi c”è quella difficile, quando la persona che si avventura nella bolla di isolamento ha già di suo problemi di regolazione emotiva. Male, perché è in quella dannata bolla che scoprirà di potersi perdere ancora più facilmente ed essere preda di tempeste emotive. Il sintomo alimentare sarà per lei la soluzione temporanea, perché tramite digiuno, abbuffata o vomito (o in taluni casi con l’autolesionismo)  avrà l’illusione di tornare a stare meglio.

Psicoterapia con i disturbi alimentari nati in lock down

Sia nel primo che nel secondo caso è necessario un percorso di psicoterapia che usi  psicoeducazione, faccia leva sulle risorse della persona e offra tutte gli strumenti possibili per contrastare il comportamento, inoltre grazie all’emdr si può lavorare sia sull’immagine corporea per aumentare l’integrazione con l’immagine di sè sia per abbassare la pulsione alle abbuffate.

Dismorfofobia: il disturbo dell’immagine corporea

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